Non ho mai vinto nemmeno la tombola con le mie zie,
figuriamoci il Premio Letterario Internazionale della Città di Cattolica.
Eppure… eccolo qui. 🫢
(E per inciso: da piccolo scrivevo al contrario. Mia mamma doveva mettersi davanti a uno specchio per capirmi. Letteralmente. Roba da Leonardo da Vinci… senza il genio.)
Guardando quel trofeo, mi è tornata in mente una domanda di Eleonora:
“Se il tuo libro potesse parlarti, cosa ti direbbe?”
La risposta è arrivata secca, senza giri di parole, come un vecchio amico che ti conosce troppo bene:
“Togliti di mezzo e non boicottarmi.”
Perché lo so, eccome se lo so.
Sono un rompiscatole professionista.
Appena mi metto in mezzo, parte il festival dell’ansietta, della timidezza, del senso di inadeguatezza e di inferiorità.
Eppure, proprio in mezzo a questo casino, grazie proprio al processo di scrittura,
ho imparato che ci sono momenti in cui il nostro compito non è fare,
ma lasciare fare.
Lasciare che le parole trovino la loro strada.
Che le idee escano a respirare.
Che ciò che nasce da dentro non venga subito azzittito
dal solito comitato interno dei critici interiori.
Quelli con la voce più forte e i voti più bassi.
E così, passo dopo passo, ho imparato a fare un passo indietro.
A diventare meno autore e più accompagnatore.
Un po’ come quando lasci andare un aquilone:
se stringi troppo il filo, resta impigliato.
Ma se lo lasci andare al momento giusto… ti mostra il cielo.
E sai qual è la cosa bella?
Che le fragilità — quelle che per anni ho cercato di nascondere sotto il tappeto —
sono diventate proprio la mia bussola.
La timidezza mi ha insegnato l’ascolto.
L’insicurezza, l’empatia.
Il dubbio, la curiosità.
E allora sì, credo che un premio abbia davvero senso
non solo quando fa bella figura in bacheca o coccola un po’ l’ego
(che, va detto, ogni tanto un biscottino se lo merita pure lui),
ma quando riesce a vibrare nei cuori di chi è pronto ad ascoltare.
“Chi Si Ferma Si Ritrova” è nato così: per gioco, per caso, per respiro.
E spero resti così:
libero, curioso, un po’ sbilenco… ma autentico.
E che gioia vederlo camminare con le sue pagine,
inciampare magari, ma con grazia.
E soprattutto, ascoltare chi lo legge,
chi tra una riga e l’altra trova uno spunto, una pausa,
un momento per riconoscersi… e magari ripartire.
E nel frattempo,
zaino in spalla, cuore aperto, gambe in spalla per girare l’Italia,
incontrare persone
e portare in giro un messaggio semplice e senza tempo:
ascolto, lentezza, meditazione.
E se vuoi ascoltare il momento della premiazione o lasciare un commento, questo un breve video di 2 minuti >


