Come ho superato l’incostanza nella meditazione: 5 strategie per creare l’abitudine (con Video)

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Sebbene le stretegie che vedremo in questo articolo siano applicabili in qualsiasi contesto,

vorrei oggi esplorare in modo PRATICO uno degli argomenti forse più ostici per chi vuole iniziare a meditare veramente

Perchè spesso andiamo alla ricerca della tecnica segreta creata dal lama 3.000 anni fa,

di mantra complicatissimi che sembrano quasi delle password del wifi,

facciamo le esperienze più belle di sto mondo ma poi abbandoniamo tutto.

Quindi oggi parleremo dell’elemento chiave di qualsiasi tecnica e disciplina:

la COSTANZA

di alcune delle strategie che per me sono state davvero efficaci e che riporto integralmente nel libro Chi Si Ferma Si Ritrova

e che non lo nascondo, per qualcuno potranno sembrare dissacranti,

ma funzionano.

L’ho visto su di me e su centianaia di persone

e di come il nostro cervello ci aiuta in tutto questo.

Perchè, hai presente?

Ti viene la voglia di iniziare a meditare e ci provi dieci, venti, trenta minuti per trovare pace, equilibrio, illuminazione… ma niente…

Ti incastri nel traffico,

Ti arriva una mail fastidiosa,

Qualcuno ti ruba il parcheggio,

O semplicemente, davanti a te, alla cassa del supermercato, trovi la vecchietta che paga con le monetine…

E in un nanosecondo sei di nuovo lì, come prima.

Anzi, peggio.

E ti accorgi che tutte le tue meditazioni, i ritiri spirituali, i mantra sacri… scompaiono nel nulla

E se ti dicessi che possiamo ambire a qualcosa di più di tutto questo?

Perché puoi fare le esperienze più incredibili del mondo,

Le meditazioni più strabilianti,

I ritiri più profondi, quelli in cui torni a casa convinto di aver capito tutto della vita,

Ma se non li porti nella tua quotidianità, ogni giorno,

difficilmente avranno qualche effetto su di te.

Perché i benefici della pratica meditativa non avvengono dall’oggi al domani,

e non sarà sicuramente la tecnica a cambiarti la vita.

Ma se non alleni quello stato,

se non trasformi quei momenti di pace in qualcosa di stabile nella tua vita, anche nelle giornate più ordinarie…

è come fare la doccia una volta al mese e sperare di restare profumati per sempre.

E il bello è che tanti studi scientifici lo confermano:

non è l’esperienza incredibile che fa la differenza,

ma la costanza della pratica.

Da STATO ALTERATO a TRATTO PERMANENTE

Sarà questa a fissare alcuni stati,

rendendoli da stati alterati che accadono ogni tanto,

a tratti permanenti per citare Goleman e Davidson

Stati cioè che entreranno così profondamente nella tua vita che ti prteranno a vedere il mondo diversamente,

vivere in modo più calmo.

Il tuo cervello ama la ripetizione

E voglio anticiparti un’altra cosa molto importante che vedremo nel corso di questo articolo:

è la ripetizione a fare diventare una pratica in qualcosa di automatico

E quando questo automatismo diventa tale,

non richiederà più lo sforzo di trovare ogni volta la motivazione:

è semplicemente qualcosa che fai, senza pensarci troppo.

se all’inizio ad esempio ci mettevi non so,

10 dosi di energia per sederti a meditare e iniziare ad entrare nella meditazione,

dopo qualche mese ce ne vorranno 6

e dopo qualche anno 3

Pensa ad esempio quando hai imparato a guidare:

All’inizio era complicatissimo e adesso magari guidi cantando Lady Gaga.

Ed è qui che hai fatto bingo.

Perché il segreto non è fare una sessione di meditazione, entusiasmarsi e poi tornare nel caos totale…

ma coltivare dentro di noi una fiammella perpetua,

che giorno dopo giorno lavora silenziosamente.

Occhio a quali abitudini guidano la tua vita

Perché, così come ci sono delle buone abitudini che possiamo inserire nella nostra vita

ci sono anche abitudini disfunzionali che, senza nemmeno accorgercene, si insinuano dentro di noi.

Tipo…

Scrollare il telefono appena svegli e finire in un vortice di notifiche, email e video di gatti ninja.

E sai qual è la fregatura?

Queste abitudini non le scegliamo

Si infilano nella nostra routine come ospiti indesiderati…

e prima che ce ne accorgiamo, sono loro a decidere per noi.

E fidati, per me non è stato per niente facile introdurre la pratica della meditazione.

Ci sono caduto mille e più volte.
Perché non avevo tempo.
Troppe responsabilità.
E poi, di indole, sono molto pigro.

E non è un caso che la sfida più grande, per chiunque voglia costruire una vera abitudine alla meditazione, sia proprio la costanza.

Perchè non serve meditare un’ora al giorno.

Prima di entrare nelle 5 strategia vorrei chiarire che

Quello che ti propongo è un metodo adatto a tutti,

che parte dai tre minuti e arriva a tredici.

E con margine di sgarro, perché diciamocelo: non siamo robot.

Nel mio libro parlo di otto strategie,

ma per non far durare questo articolo settantatré ore,

ho scelto le quattro/cinque più fondamentali.

Anzi, ti anticipo gi che la quinta è la mia preferita.

Attenzione: non è che mi sono inventato tutto io.

Mi ispirerò ad autori bravissimi di cui parlo nel libro, prendendo il meglio delle loro intuizioni e adattandole alla nostra realtà.


Strategia numero 1: Chiediti cosa ti spinge a farlo

Ne ho già parlato in un altro video, che ti metto qui da qualche parte, ma voglio ribadirlo:

se non sai perché lo fai, mollerai alla prima difficoltà.

Quindi… perché vuoi meditare?
Perché stai leggendo questo articolo invece di scrollare il telefono?

E no, la risposta non può essere “boh, perché ho visto che lo fanno tutti”.

Devi trovare il tuo vero motivo.

Scrivilo da qualche parte: su un foglio, nell’agenda, sul telefono, sul braccio se proprio serve.

Io, per esempio, ho iniziato a meditare per evitare di farmi venire un infarto a trent’anni.

Troppo stress, troppa ansia, troppo casino nella testa.

Oggi medito per entrare più profondamente dentro di me,

Ma certe volte lo faccio semplicmenete per il piacere di farlo.

Senza un perchè.

E sai una cosa?

Qualsiasi motivo va bene, purché sia il tuo.
Sarà questo ad aiutarti nei momenti di più grande difficoltà iniziale

che ti farà alzare dieci minuti prima dal letto, anche d’inverno, quando fuori è buio, fa freddo

E non preoccuparti se il tuo motivo non è “nobile” o non è abbastanza “spirituale”.
Magari vuoi solo un po’ più di calma nella giornata.
O gestire l’ansia senza dover adottare un gatto terapeutico.

Forse cerchi più focus, più carisma, più presenza.

O magari vuoi semplicemente trovare un metodo elegante per evitare di rispondere alle email del lunedì mattina con il fegato ingrossato.

E va benissimo.

L’importante è che sia un motivo che senti davvero tuo.
Perché sarà quello a farti continuare, anche quando non ne avrai voglia.

Seconda strategia: semplifica e fai piccoli passi quotidiani

Se l’abitudine non è ancora ben radicata in te, se ancora vacilla, non complicarti la vita.

Prova a meditare a rate

cioè piccoli passi ogni giorni.

Non serve trasformare la tua stanza in un tempio zen con mille riti, lumini accesi, incensi profumati e gong tibetani in sottofondo.

Semplifica il più possibile.

Siediti.
Colonna vertebrale ben eretta
Ascolta l’aria che entra ed esce dalle narici.

E se mentre lo fai la tua mente inizia a vagare e si attiva il default mode network di cui parleremo in un prossimo articolo/video,

e a un certo punto ti ritrovi mentalmente coperto di piume a ballare al Carnevale di Rio, torna al respiro.

Solo questo.
Niente di più per iniziare.

E soprattutto, all’inizio, non esagerare.
Non strafogarti di meditazione come un bambino che si abbuffa di torta al compleanno.

E se proprio una mattina non ce la fai, se hai una giornata folle, se devi prendere un volo intercontinentale perché ti hanno convocato alla Casa Bianca,

va bene anche un solo minuto.

Perché l’importante non è fare tanto subito, ma restare costante.

Terza Strategia: Vai oltre te stesso

Come raccontano Clear, Mazzucchelli, Giuliodori, Perna e tanti altri, lavorare sulla propria identità è fondamentale.

E voglio raccontartelo da un punto di vista personale.

Per molto tempo ho provato a stabilire una routine mattutina perfetta:

esercizio fisico, meditazione, momento creativo… tutto studiato nei minimi dettagli.

Ma c’era sempre una convinzione di fondo che mi sabotava costantemente

Contunuavo a pensare:

«Sono pigro. Non ci riuscirò mai».

E sai qual è il problema?

Se dentro di te sei convinto di essere una persona che non è costante, che non riesce a portare a termine le cose…

alla fine agirai di conseguenza.

Come avrei potuto costruire una nuova abitudine, se nella mia testa ero ancora convinto di non esserne capace?

In Psicocibernetica, Maxwell Maltz spiega che ognuno di noi possiede un autoritratto mentale,

un’immagine di noi stessi che si è formata nel tempo, attraverso esperienze e convinzioni.

E questo autoritratto influenza tutto ciò che facciamo.

È un po’ come il ritratto di Dorian Gray, ma al contrario:

E allora ti chiedo:

In questa impresa, quali parti di te sei disposto a lasciar andare?
La convinzione di non essere abbastanza disciplinato?
L’idea che “non sei il tipo da meditazione”?
La voce nella tua testa che ti ripete che tanto mollerai di nuovo?

Perché il punto è questo:

Se vuoi portare valore nella tua vita, devi prima trasformare l’idea che hai di te stesso.

Perché alla fine non sei le tue abitudini passate.

Sei le scelte che fai oggi.

Quarta strategia: Accogli l’imperfezione e accetta gli alti e i bassi del gioco

Puoi meditare anche da vent’anni tutti i giorni, ma ci saranno comunque momenti in cui non avrai voglia.

Giornate in cui preferirai rimanere sotto le coperte, guardarti una serie, fare di tutto forchè meditare.

E sai una cosa?

Va bene così.

Ecco perché lo ripeto sempre: quando proprio non ce la fai, pratica anche solo un minuto.

Non tre, non cinque, non tredici. Uno.

Un solo minuto è sufficiente per mantenere un filo con la pratica,

per ricordarti che esiste quella vocina.

Perché tanto gli alti e i bassi ci saranno sempre.

E quando arrivano, la cosa peggiore che puoi fare è mollare tutto solo perché “oggi non è giornata”.

Anzi, è proprio lì che devi ricordarti della famosa via di mezzo.

Prestare attenzione ai momenti di massima energia, di entusiasmo totale, ti aiuterà ad accettare anche quei giorni in cui tutto sembra pesante e complicato, senza farti trascinare giù.

E la pratica ci insegna proprio questo: diventare osservatori di ciò che accade dentro di noi.

Quinta strategia: Datti un premio

Anche in termini fisiologici,

siamo naturalmente inclini a ripetere comportamenti che ci portano un’immediata soddisfazione.

Siamo drogati di dopamina per cui,

Utilizziamo questa cosa a nostro vantaggio.

Scegli un premio che ti concederai solo se riuscirai a meditare tutti i giorni.

Sembra un assurdità e molti mi prenderanno in giro ma nei primi due mesi per me è stato fondamentale questo perchè ci sono stati dei giorni in cui non ne avevo proprio voglia,

ma l’idea della ricompensa – che nel mio caso era una merendina che amo- mi perseverare.

(Ah se la cosa è particolarmente stana, avvisa chi vive con te)

E prima di salutarti, voglio parlarti di una cosa molto interessante.

Cosa accade nel cervello quando iniziamo a costruire un’abitudine?

Non mi voglio perdere nei tecnicismi perchè di questo già ne parlo nel libro in modo molto semplice

Perché lo sappiamo tutti: ogni volta che ci avviciniamo a qualcosa di nuovo, sembra tutto difficile.

Ritorno ad un esempio fatto prima: Ti ricordi quando hai imparato a guidare?

Quanta attenzione serviva per ogni singola azione?

Guarda lo specchietto, cambia marcia, premi la frizione…
«Ah no, aspetta, il freno a mano!»

E adesso invece guidi in automatico, magari canticchiando la tua canzone preferita, senza nemmeno pensarci.

Questo succede perché il cervello si adatta, riorganizza i suoi circuiti e rende le nuove abitudini più facili.

Ed è qui che entra in gioco la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di riorganizzarsi e modificarsi in base a ciò che ripetiamo.

E più ripeti una cosa, più diventa automatica.

Grazie alla capacità del cervello di ottimizzarsi, di riorganizzarsi proprio per ridurre lo sforzo mentale.

Lo stesso vale per la meditazione.

Se confrontiamo ad esempio l’attività cerebrale di chi è alle prime armi con quella di un meditante esperto,

vedremo che i principianti hanno un’attività cerebrale molto più intensa, perché il cervello sta ancora “lottando” con i vecchi schemi mentali.

Ma col tempo, la pratica diventa sempre più semplice.

Per esempio, io all’inizio impiegavo un sacco di tempo per riuscire a percepire un minimo di silenzio nella mia testa.

Ora riesco ad entrarci molto più velocemente.

E non è perchè ho trovato la formula segreta, ma perchè nella mai testa è diventata un’abitudine sia l’atto di sedermi a meditare,

sia quello che quando arriva un pensiero mi riporto al respiro.

E questa è la chiave: all’inizio serve più energia e attenzione per alimentare la pratica, per non farla spegnere.

Ma con il tempo, diventa parte di te.

E si stima che per automatizzare un’abitudine ci si impegano dai 18 ai 254 giorni, con una media di 66 giorni.

Ma al di là di numeri e statistiche, quel che ci tengo a ricordarti è di non essere per forza perfetto nella pratica, soprattutto all’inizio,

Divertiti, gioca,

Perché se anche la vivi come un dovere, come qualcosa che “devi fare”, mi dispiace dirlo, ma non ti arriverà uno stipendio a fine mese per aver meditato tutti i giorni.

La fai per te.

Quindi, armati di pazienza.
Semplifica.
Supera tutte le parti di te che cercheranno di boicottarti.
Fai piccoli passi quotidiani.

Il resto?

Arriverà cammin facendo.

Grazie per avermi letto fino a qui.

E se ti va, ti aspetto tra le pagine di Chi Si Ferma Si Ritrova e nella Sfida Gratuita dei 5 Minuti.

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Una risposta

  1. Grazie veramente Luca.La tua capacità di entrare nei problemi ed usare un linguaggio che aiuta con la sua semplicità,di metterti in gioco e raccontare di te.Confermo la bellezza del “giocare” a provarci anche solo un minuto,a salvaguardare piccoli spazi più volte il giorno per sé stessi e ringraziare ogni volta(e non per abitudine..)tutto ciò che può farci stare bene!
    Un abbraccio grande
    Paola

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