Rinascere non è cambiare tutto è lasciar andare

Ieri mattina, dopo la pratica meditativa – e prima di farmi travolgere dal pranzo di Pasqua –

mi sono preso un momento per riflettere su una parola che in questi giorni si sente ovunque: 

rinascita.

Ma… cosa significa davvero rinascere?

Perché, diciamolo, questa parola ci rincorre tra post ispirazionali, frasi motivazionali, newsletter pasquali e immagini di fiori di ciliegio in controluce.

Ma spesso resta lì, un po’ vaga, sospesa. Poetica, sì. Ma lontana dalla vita vera.

E invece no. 

Rinascere è qualcosa di molto più concreto.

È qualcosa che ci riguarda tutti e tutte,

Non solo nei grandi momenti di svolta, ma anche nei gesti più piccoli.

A pensarci bene la rinascita è una legge naturale della vita.

Anche quando è difficile.
Anche quando fa un po’ male perchè a quella cosa,

quell’idea che ci eravamo fatti delle cose, delle persone, di noi stessi ci dava sicurezza. 

Come ci ricorda anche il Buddha: “Proprio come un serpente abbandona la sua vecchia pelle, così dobbiamo imparare a liberarci di ciò che non ci serve più.”

E rinascere non significa diventare qualcun altro, ma per tornare più vicini a chi siamo davvero.

Rinascere non significa (solo) cambiare città, lavoro o taglio di capelli (anche se ogni tanto… aiuta).

Non è sparire dai social per tre giorni e tornare con un post “nuova era, nuova me”.

È qualcosa di più sottile. 

È smettere di vivere col pilota automatico inserito.

Hai presente quella vocina che ti fa reagire sempre allo stesso modo, senza mai fermarti a chiederti: come sto davvero? perché lo sto facendo? 

Rinascere è accorgersi che qualcosa dentro si sta muovendo,
e avere il coraggio di lasciar andare.

Lasciar andare aspettative troppo rigide,

abitudini che non ci fanno più bene ma che teniamo “per sicurezza”.

Il bisogno di avere tutto sotto controllo,
quella voce interiore che ci giudica,
la paura di deludere gli altri,
il senso di colpa per ciò che non siamo riusciti a fare.

Lasciar andare l’idea che dobbiamo essere sempre forti, sempre sorridenti, sempre “in forma”, sempre la “migliore versione di sé”.

E, a volte, anche quelle relazioni che teniamo in piedi solo perché… ormai…

Ogni volta che lasci andare qualcosa che non ti appartiene più, stai facendo spazio.

E come si fa a volare, o semplicemente a respirare,
se non lasciamo a terra almeno qualche valigia?

E sì, lo so. Fa paura.

Perché certe valigie, anche se ci fanno male, ci rassicurano.

Ci danno l’illusione di stabilità, identità, controllo.

Ma lasciar andare, per lasciarsi attraversare da questo rinnovamento che accade comunque — con o senza il nostro permesso — non è una perdita.

È un atto di fiducia. È intelligenza profonda.

Perché resistere al cambiamento… è lì che nasce la sofferenza

(Come ci ricorda sempre il Buddha.)

Per me, rinascere è questo: 

darsi il permesso di essere, anche se non capiamo tutto.

Semplicemente lasciarsi essere, così come si è, in questo momento.

E se ti stai chiedendo da dove si comincia, ti risponderei così: 

dal tuo respiro.

(anzi, se ti va, cliccando qui > trovi una traccia meditativa di 5 minuti tratta dal libro Chi si ferma si ritrova.)

Ogni volta che senti l’esigenza di ricominciare,
quando tutto ti sembra troppo,
quando senti il bisogno di tornare a te,
torna lì. Al tuo respiro.

Porta attenzione all’aria che entra e che esce dalle narici.

Non serve fare nulla di speciale. Solo sentire. Solo esserci.

Perché da quella calma — da quella chiarezza — potrai vedere meglio.
Distinguere ciò che ti nutre da ciò che ti svuota.

Lasciar andare con più leggerezza.

Perché rinascere non è un atto eroico.
È un atto profondamente umano.

È dire: “Oggi forse non ho tutte le risposte, ma scelgo comunque di esserci.”

E ogni volta che scegli te,

lasciandoti guidare dal tuo sentire — anche se tremi,
anche se non sai bene come o da dove iniziare —

stai già facendo il gesto più coraggioso:
stai dicendo Sì alla vita.

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Sono in ascolto 

16 risposte

  1. Buongiorno Luca, grazie 1000 per le tue parole bellissime; ma mi chiedo: perche’ bisogna per forza lasciar andare? A volte e’ meglio il ritrovarsi, il ritornare, il riprendere e il riconnettersi con ciò che era stato perso e non parlo solo di relazioni, quando ti riconnetti invece di lasciar andare capisci ciò che ti serve davvero. Io ero quella del lasciar andare tutto che si è trasformato in fuga da tutto. Poi ho realizzato. Un abbraccio

    1. Grazie a te per questo interessantissimo punto.
      Lì, secondo me, si tratta davvero di adottare il discernimento, perché ci sono cose che la vita ci chiede di lasciare andare quando è il giusto momento.
      Pensa a quanto dolore, ad esempio, crea il trattenere… l’attaccarsi a una relazione ormai conclusa, o a un’identità che non ci appartiene più.

      Ma ci sono anche momenti — come ben dici — in cui ritornare, riconnettersi, riprendere in mano qualcosa che avevamo abbandonato è l’atto più autentico.
      Non per nostalgia o attaccamento, ma perché ci accorgiamo che lì c’era una parte viva di noi, una verità che meritava ascolto.

      Lasciare andare o ritornare… entrambi sono atti di presenza.
      Il punto, forse, è chiedersi ogni volta: lo sto facendo per paura… o per amore?

      E lì, il cuore sa rispondere.

  2. Grazie Luca, per la tua collaborazione e disponibilità totale nel raccontare la tua storia, ti abbraccio forte e spero che il tuo futuro sia sempre più bello 🤩 le tue parole sono sempre di grande conforto per me e ti ringrazio di cuore ♥️
    Buona serata 🌈⭐️🙏

    1. Grazie a te Elide, davvero. Le tue parole mi arrivano dritte al cuore e mi ricordano perché vale sempre la pena condividere, anche quando si ha un po’ di tremore nella voce. Se quello che vivo può essere di conforto a qualcun altro, allora tutto prende senso. Ti abbraccio anch’io, con gratitudine♥️

  3. Caro Luca, grazie per gli auguri.
    Cambiare credo che sia praticamente impossibile. A volte nostro malgrado siamo soggiogati da mille vicissitudini e, non possiamo districarci neanche se lo vogliamo.
    Contraccambio gli Auguri con stima. Lu

    1. Carissima Lu, grazie di cuore per le tue parole. Credo che ci siano dei momenti in cui il cambiamento sembra un’impresa titanica, e anzi, sembra che sia la vita a cambiare noi, a volte senza nemmeno chiederci il permesso.

      Però, più che cambiare, forse quello che possiamo fare — piano piano, senza fretta e senza giudizio — è tornare a noi. A quella parte autentica, che spesso resta nascosta sotto strati di abitudini, ferite, aspettative. Non si tratta di diventare qualcun altro, ma di riavvicinarci a chi siamo davvero, anche solo un passo alla volta. E già questo, a pensarci bene, è un piccolo, grande cambiamento.

      Ricambio con gratitudine i tuoi auguri e la tua stima✨

  4. Grazie Luca, questo tema del “lasciare andare” del fluire insieme alla vita senza opporre resistenza è il mio “tao” in questa fase della vita, verso una maggiore consapevezza di chi o cosa sono e di ciò che va lasciato andare perché quella rivelazione non sia intralciata o impedita 🪷🙏🪷

    1. Che meraviglia leggerti. È un Tao che conosco bene, e che richiede un bel po’ di fiducia (e a volte anche di ironia, quando la vita ci mette alla prova 😅). Lasciare andare non è perdere, è fare spazio. Ti auguro di continuare a fluire con grazia e verità 🙏

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