Il paradosso di Lewis Hamilton
Mi sono svegliato,
ho fatto le solite cose:
allenamento, meditazione
e poi, guardando le notizie, mi sono detto:
“Pazzesco.”
Così pazzesco che ci avevo fatto pure un Reel che trovi anche qui https://youtube.com/shorts/76G_9LPkUqk
Perché sai,
sai qual è il modo più efficace per correre più velocemente?
Rallentare.
Lo so, sembra una di quelle frasi da cioccolatino zen che ti trovi attaccate allo specchio della nonna.
Ma non lo dico solo perché ci ho scritto un libro (Chi Si Ferma Si Ritrova).
Lo dice anche Lewis Hamilton,
sette volte campione del mondo.
Uno che, diciamocelo, non è esattamente famoso per andare piano.
In un’intervista uscita su Vanity Fair Italia (grazie Alice Rosati) che puoi leggere qui https://www.vanityfair.it/article/lewis-hamilton-meditazione-esercizi
che parla proprio di meditazione.
Dice:
“Devi rallentare per trovare il campione che è in te.”
E poi:
“Ho delle discussioni con me stesso in cui mi chiedo a che punto sono e dove voglio andare.”
E qui, se ci pensi, sta il punto.
Perché puoi anche correre ai 300 all’ora,
ma se lo fai nella direzione sbagliata…
stai solo accelerando verso il burrone.
Tipo Willy il Coyote.
Solo che lui ogni tanto rimbalza.
Noi, spesso, ci schiantiamo…
con l’autostima di uno pneumatico sgonfio.
Eppure, la cosa più affascinante è questa:
Hamilton non rallenta dopo lo stress.
Lo fa prima.
Perché ha capito una cosa che la scienza, le antiche tradizioni e il buon senso ripetono da millenni:
Non c’è velocità senza presenza.
La mente non è un motore. È un navigatore.
Viviamo in un’epoca in cui tutto corre.
Le connessioni sono istantanee, le consegne arrivano in poche ore, le decisioni vanno prese prima ancora di avere il tempo di sentirle davvero.
Esiste un termine per descrivere questa condizione:
accelerazione sociale.
Il sociologo tedesco Hartmut Rosa, che ha studiato a fondo questo fenomeno, spiega che non si tratta solo di “fare più in fretta”, ma di una trasformazione profonda del nostro rapporto con il tempo.
Tutto, nella nostra società, tende ad accelerare:
la comunicazione, i trasporti, la produzione, persino le relazioni.
Ma l’aspetto più paradossale è questo:
il tempo che risparmiamo non diventa tempo libero.
Come racconto anche nel libro, studi condotti negli ultimi vent’anni dimostrano che il tempo guadagnato con la tecnologia – un’e-mail al posto di una lettera, un volo low-cost invece di un viaggio in treno, un messaggio vocale al posto di una chiacchierata – non viene restituito al riposo, alla contemplazione o alla relazione.
No.
Quel tempo, sistematicamente, viene reinvestito per fare di più.
È un meccanismo noto in economia come paradosso dell’efficienza:
migliorare la velocità di un processo non ci libera, ma ci incastra in un ciclo di prestazioni crescenti.
E così, anziché diminuire lo stress, lo aumentiamo.
Anziché sentirci più presenti, ci sentiamo più frammentati.
La mente, però, non funziona come un motore.
Non basta accelerare per andare lontano.
La mente è un navigatore: ha bisogno di orientamento, di direzione, di pause.
Se la trattiamo come un motore e la spingiamo sempre al massimo, prima o poi ci perdiamo. E non perché ci manchi la velocità…
ma perché ci manca la mappa.
È un paradosso inquietante:
accelero per restare fermo.
Risparmio tempo per riempirlo subito.
È come provare a svuotare il mare con un secchio… solo per poterne riempire un altro.
Il risultato?
Corriamo sempre più veloci, ma ci sentiamo sempre più in ritardo.
E più acceleriamo, più la sensazione di non avere tempo si fa acuta, claustrofobica.
Come se ci fosse sempre qualcosa da inseguire, e mai un posto dove arrivare.
Più ci affanniamo, più perdiamo lucidità.
C’è uno studio di Harvard che dice che passiamo il 47% del tempo a pensare a ciò che non sta accadendo.
È come se ci vivessimo… a metà.
Il paradosso è questo: non siamo mai dove siamo.
Mentre lavoriamo pensiamo alla vacanza.
In vacanza rispondiamo alle mail.
E quando finalmente meditiamo, finiamo con la mente a Ibiza con un mojito in mano (ma senza ghiaccio, perché il frigo interiore è rotto).
E allora, perché meditare?
Ci sono mille perché,
Oltre 40.000 studi scientifici ne parlano
Ma per me per non confondere il tempo del riposo e della rigenerazione, con lo scrool compulisivo.
Perché,
oggi siamo talmente abituati a essere produttivi
che se ci sediamo per cinque minuti senza fare nulla…
ci sentiamo in colpa.
Eppure è proprio in quel “nulla” che accadono le cose più importanti:
il corpo si rigenera,
la mente si riorganizza,
l’anima si ricorda di esistere.
Meditare, anche solo per 3 minuti (Qui ti guido una pratica > ), è un atto rivoluzionario.
È come dire al mondo:
“Per un attimo, scelgo me.”
Anche se ci sono notifiche, deadline, cene da cucinare e drammi da scrollare.
Come dice Hamilton (e molti altri prima di lui) “ci sono cose che non puoi controllare”.
E allora, a che serve continuare a premere sull’acceleratore?
Meglio mollare la presa. Respirare.
E lasciarsi attraversare dalla domanda che conta davvero:
“Sto andando dove voglio andare?”
Perché, come dico spesso durante gli incontri
“Non è fare troppo che ti svuota.
È fare tutto, tranne quello che conta davvero per te.”
Un minuto al giorno. Davvero.
Inizia da lì.
Un minuto.
Un respiro.
E se durante quel minuto ti viene in mente che dovevi rispondere a tua zia, ordinare il il copri frigorifero su Amazon o salvare il mondo…
è normalissimo.
La pratica non è silenziare la mente.
È ricordarti che puoi tornare, ogni volta.
E sai qual è la cosa più bella?
Ogni volta che torni…
quella è già meditazione.
Non devi essere perfetto.
Non devi levitare.
Devi solo esserci.
Quindi no, non ti dirò di rallentare per diventare un campione.
Ti dirò una cosa diversa:
Rallenta per non diventare uno spettatore della tua stessa vita.
E poi, magari, se ti va…
ci vediamo lì.
Nel silenzio tra un pensiero e l’altro.
Dove c’è tutto.
E non manca niente.
Ti aspetto tra le pagine del libro
“Chi Si Ferma Si Ritrova
Il metodo semplice e divertente per meditare dai 3 ai 13 minuti al giorno (e NON diventare un guru)”
Scoprilo qui (dispinibile ovunque) >



3 risposte
Grazie, interessante e veramente coinvolgente.
Grazie Luca, davvero molto interessante 👍
Tanto felice 🙏🏻