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Non ti capita mai di guardarti intorno e sentirti, in qualche modo, sopraffatto da tutto ciò che accade nel mondo?
Perché, a osservarlo bene, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo succede qualcosa…
Tipo crisi climatiche, guerre, carestie, allevamenti intensivi e mille altre cose.
E se ti dicessi che quel peso, quella sensazione soffocante che provi, contiene in sé la chiave?
Il seme del risveglio secondo il Buddha ed i Bodhisattva: una chiave alla portata di tutti
Una chiave che, già 2.500 anni fa, il Buddha aveva iniziato a esplorare, facendo della sofferenza il punto cardine di tutto il suo insegnamento.
C’è stato un periodo della mia vita in cui avevo studiato a fondo quella dimensione, ed è stato per me sorprendente scoprire come Siddharta Gautama, oggi conosciuto come il Buddha, il Risvegliato, avesse già allora riconosciuto la natura della sofferenza, annunciando le Quattro Nobili Verità, ovvero:
- Il riconoscimento che la sofferenza esiste.
- Che questa sofferenza ha un’origine.
- Che, così come ha un’origine, ha anche una fine.
- E che esiste un sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.
Ma non si è limitato ad annunciare queste quattro verità, altrimenti sarebbe stato poco carino sganciare la bomba e poi andarsene…
Insieme al pacchetto, nei suoi quasi 40 anni di viaggi e insegnamenti, ha fornito anche un sentiero pratico per arrivare alla cessazione della sofferenza.
Però, al di là di tutto questo, c’è una figura che per me è sempre stata un esempio, una sorta di idolo.
Oltre a Spider-Man, ovviamente.
Il Bodhisattva.
Una figura a cui ognuno di noi può ambire.
In sostanza, il Bodhisattva, dopo essersi risvegliato pienamente, cioè dopo aver compreso la natura della sofferenza, della vita e della morte, non se ne sta chiuso in una grotta a meditare per sempre.
Esce nel mondo per aiutare gli altri a trovare quello stato di grazia.
È come quell’amico che, dopo essersi spazzolato via tutto il buffet, si mette pure a lavare i piatti, sistemare le sedie e magari organizzare il prossimo aperitivo.
E la cosa più bella è che tutto questo non è un destino riservato a pochi eletti.
Ognuno di noi ha quel seme di risveglio.
Ce l’ho io, così come ce l’hai tu.
È un seme che aspetta di essere annaffiato.
Chiaro che c’è chi è più incasinato, chi meno, chi ha bisogno di una piccola pulizia della mente e chi di una disinfestazione completa, ma ognuno di noi può sperimentare quel risveglio.
Non avviene dall’oggi al domani, sia chiaro.
Come i piccoli passi e la consapevolezza possono innalzare la qualità della tua vita
Ti vorrei portare a riflettere sull’importanza dei piccoli passi, delle piccole scelte che ognuno di noi può fare ogni giorno, che ci avvicinano a ciò che realmente siamo o ci allontanano.
Perché basta migliorare di poco, ma costantemente, per arrivare lontano.
È quel +1% di crescita che ogni giorno possiamo compiere, di cui parlo anche nel libro Chi Si Ferma Si Ritrova, e che possiamo applicare in ogni ambito della nostra vita.
E per me tutta questa consapevolezza del Buddha, del Bodhisattva, ecc.,
è stata la salvezza anni e anni fa, perché c’è stato un periodo della mia vita in cui mi sembrava come se tutto il peso del mondo fosse troppo grande per essere sopportato.
Ero più o meno adolescente e stavo vivendo una crisi profondissima, perché sentivo quasi come se tutta la sofferenza del mondo, in qualche modo, dipendesse da me.
Ho toccato momenti di disperazione, poi di rabbia, di odio, di rassegnazione.
Ma è quando sono passato da tutto questo alla quiete che qualcosa è davvero cambiato, perché ho capito che, nel mio piccolo, potevo fare qualcosa.
Ed è lì, avevo più o meno 18 anni, che, andando contro il parere di tutti, ho smesso di nutrirmi di animali.
La prima vera scelta della mia vita.
Ed avevo iniziato a fare volontariato con la LAV, dedicando giornate e giornate a salvare cani e gatti in situazioni incredibili.
Credevo di aver trovato la mia dimensione, però ogni volta era come se, quando ne salvavamo uno, ne spuntassero altri venti.
E mi sentivo come se dovessi svuotare un oceano, però con un cucchiaino.
Poi, un giorno, mi sono fermato e mi sono chiesto:
A cosa serve tutto questo, se chi causa questi problemi continua a farlo?
Lì ho capito:
tappare i buchi è importante, ma non basta, perché forse quello che dovremmo fare è lavorare un pochino di più sulla consapevolezza delle persone.
Perché solo così possiamo rompere i cicli di ignoranza e sofferenza che causano questi problemi.
E così ho iniziato a entrare dentro di me e a studiare, capendo che dentro di noi esistono infinite possibilità, se solo sappiamo riconoscere le dinamiche inconsapevoli che governano la nostra mente.
Il cuore della consapevolezza: le Quattro Dimore e il potere dell’esempio
E la pulizia della mente è di fondamentale importanza, secondo queste tradizioni che abbiamo visto poco fa, perché quanto più riusciremo a fare un lavoro su noi stessi, tanto più riusciremo a far emergere quattro qualità straordinarie a servizio di tutti gli esseri.
Ed una volta purificata la mente, secondo le tradizioni antiche, si svilupperanno quattro qualità:
- Maitri: l’amore altruistico verso ogni cosa che ci circonda.
- Karuna: la compassione.
Riconoscere che la sofferenza di uno è la sofferenza di tutti. - Upeksha: l’equanimità.
Accettare l’altro senza giudizio, senza volerne cambiare la natura. - Mudita: essere felici per la felicità altrui, senza invidia, riconoscendo che la luce di uno non spegne quella di un altro.
Queste quattro qualità vengono denominate Quattro Dimore.
(E, anzi, se ti va di approfondirne una in particolare, scrivimelo nei commenti — io non sono uno storico, non sono un esperto assoluto di buddhismo, ma faccio quello che posso).
E queste Quattro Dimore non sono VIP lounge riservate agli dèi, dove se ne stanno lì tutte carine a postare le realizzazioni su Instagram,
ma piuttosto uno stato al quale anche noi comuni mortali possiamo ambire.
E non vuol dire tirarsela o sentirsi superiori agli altri ma significa…
Mettersi al servizio in modo incondizionato
Ed è incredibile, perché Richard Davidson e Daniel Goleman,
due figure di spicco a livello internazionale nel campo delle neuroscienze e della psicologia
(quindi due scienziati, non due fricchettoni che se ne vanno in giro a cantare Peace & Love)
hanno dato una descrizione, secondo me perfetta, della figura del Bodhisattva:
“Possa io giungere al Risveglio, così da avere la facoltà di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza.”
Perché ti sto raccontando tutta questa cosa?
Perché per me questo è alla base di ogni cosa.
Questo è il cuore della consapevolezza.
Perché non possiamo pensare di essere d’aiuto agli altri se dentro di noi siamo costantemente in lotta.
Perché a smuovere le persone non sono i grandi discorsi, ma l’esempio di ciò che ognuno di noi porta nel mondo.
Quando ho compiuto, ad esempio, la scelta di non nutrirmi più di animali, i miei genitori, giustamente, erano disperati,
ma poi hanno capito che in me l’intenzione era ferma.
E lì non solo hanno capito, ma l’hanno adottata portandola all’eccellenza — e sono molto grato e orgoglioso di loro, non solo per questo.
Ma come si allena questa consapevolezza?
Ci sono sicuramente più vie.
Una, sicuramente, è la pratica della meditazione.
Ed attenzione, non ti sto parlando di ore di pratica o mega ritiri.
Quello lo lascio a chi è sicuramente più esperto di me, perché questi sono fondamentali per dare ulteriore profondità,
per entrare più pienamente e scardinare anche la propria mente, ma ciò che conta, dal mio punto di vista,
è una pratica costante, anche di 5, 8, 13 minuti OGNI GIORNO per iniziare.
Poi, l’aumento del tempo e l’ardore nel scendere ancor più in profondità saranno qualcosa che arrivano naturalmente.
Però tutto questo cammino non ti porta che all’ardore.
Per me, l’ardore è sempre stato la diffusione della consapevolezza a quante più persone possibile,
ed è proprio questo il motore che mi ha spinto ad andare oltre tutte le mie insicurezze, le mie incertezze e timidezze.
È ciò che, a 17 anni, mi ha portato a scegliere di non nutrirmi più di animali, come raccontavo prima.
È ciò che, nel 2015, mi ha portato a fondare Vidyanam insieme a Laura, mia moglie.
Insieme stiamo dedicando tempo, energia e passione — ogni momento della nostra vita — per diffondere consapevolezza attraverso mille cose: eventi, blog, social, collaborazioni e via dicendo.
E quell’ardore che, nel 2019, mi ha portato a iniziare la collaborazione con Daniel Lumera per portare la consapevolezza con ancor più profondità a migliaia di persone,
nelle aziende, e a contribuire affinché venisse introdotta nelle scuole,
negli ospedali, nelle carceri e in mille altre situazioni.
Ed è da quell’ardore originario che sono arrivato a scrivere questo libro nel 2023:
Mai avrei immaginato di scrivere un libro, però, a un certo punto,
il libro ha voluto scriversi,
perché avevo compiuto dentro di me un cammino di integrazione della pratica meditativa, dopo tante resistenze.
E ho sentito, ad un certo punto, la necessità di renderlo disponibile a chiunque volesse mettersi in cammino,
in un modo semplice, imperfetto,
ma che portasse la pratica meditativa da zero a 13 minuti,
TUTTI I GIORNI.
E che portasse a riflettere sull’importanza di rallentare,
di comprendere come gestire mente, pensieri, emozioni,
e come gioire della bellezza dell’imperfezione, ma soprattutto,
come allenare la costanza, perché è quella a fare la reale differenza nella nostra vita.
E ci tengo che questo libro giri, non tanto perché ci voglio diventare milionario
(anche se il mio ego e l’editore ne sarebbero felicissimi),
ma perché credo in quanto la consapevolezza possa essere la chiave.
Perché tutto questo cammino porterà a toccare momenti di estasi,
momenti di disperazione,
ma soprattutto ci riporta semplicemente a noi.
In quello stato non condizionato da pressioni esterne,
che vede quali sono le dinamiche inconsapevoli che ci portano a muoverci nel mondo in un certo modo, per essere poi di reale aiuto agli altri.
Il potere dei piccoli gesti: una storia di cambiamento e ispirazione
E voglio concludere questa lettera con una storia, per me stupenda, che racconta di una tempesta che spiaggiò migliaia di stelle marine.
La gente accorse per osservare quel fenomeno, ma nessuno agiva.
Tra loro c’era un bambino. Si chinò, raccolse una stella e la gettò in mare.
A un certo punto qualcuno gli gridò: “Che fai? Ci sono migliaia di stelle marine, non puoi salvarle tutte!”
Il bambino, con un sorriso, rispose che per quella stella marina che stava salvando, lui aveva fatto la differenza.
Il gesto ispirò altri. Prima uno, poi due, poi cento. Tutti iniziarono a raccogliere stelle marine, salvandole una a una, fino a quando furono tutte al sicuro.
Questa storia ci ricorda che anche i piccoli gesti possono cambiare le cose.
Fermarsi, ascoltarsi e agire con consapevolezza è il primo passo per fare la differenza.
Se ciascuno di noi facesse la propria parte, per quanto piccola, il cambiamento sarebbe inevitabile.
E pensa che fortuna abbiamo a poter dedicarci a tutto questo.
Grazie per camminare insieme in questo cammino e se ti va,
Ti aspetto tra le pagine di Chi Si Ferma Si Ritrova e/o nel gruppo degli Apprendisti Meditatori,



2 risposte
Grazie Luca.Mi ritrovo anch’io a sentirmi sovrastata da ciò che accade…in particolare in questo periodo storico…Credo che sia necessario continuare ad imparare a proteggersi…che non è chiudersi…È difficoltoso per i troppi input che riceviamo e per questo, penso sia prioritario proprio come “protezione”decidere cosa smettere di ascoltare( online,TV,discorsi..articoli…),fare scelte di quali “strumenti” utilizzare e quali tagliare come a volte si fa con una pianta.Potrebbe essere un atteggiamento che aiuta anche il nostro senso di onnipotenza…e di controllo…E la meditazione,come luogo del ritrovarsi,nel silenzio e/o nel canto,diviene uno spazio privilegiato che se ce lo dedichiamo,da i suoi frutti…Siamo davvero in un momento in cui la consapevolezza diviene determinante e l’aiuto reciproco pure.Un abbraccio e tanti auguri per il libro!
Wow che intento potentissimo, GRAZIE 🙏