Come smettere di pensare troppo: qualche trucco per calmare la mente | Luca Gonzatto

Come smettere di pensare troppo: qualche trucco per calmare la mente | Luca Gonzatto

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Perché smettere di pensare troppo non funziona (e cosa succede quando ci provi)

Non funziona

Cercare di smettere di pensare troppo non funziona.
Almeno, non nel modo in cui ci proviamo di solito.

Ed in questo video ti vorrei dare una prospettiva un po’ diversa dal solito, in cui trovare magari la TUA soluzione.
Perché non esiste, a mio avviso, una ricetta magica per tutti.

In psicologia esiste un fenomeno molto, molto interessante:

Il controllo paradossale:

più proverai a non pensare, più penserai. Più proverai a fermare la mente… più lei accelererà.

È come quando sono le tre di notte e ti ritrovi a pensare ai panda che rotolano giù dalla collina,
mentre speri di riuscire ad addormentarti, e ti continui a dire: “Ora basta pensare, addormentati”.

Funziona?

Non credo.

Non con me, perlomeno.

Perché è lì che la tua mente apre una conferenza stampa.

Il punto è che non possiamo controllare la mente come fosse un telecomando.
Ma possiamo fare qualcosa di molto più potente.

Il vero problema non è pensare troppo, ma credere a tutto ciò che pensiamo

Ma prima… facciamo un passo indietro.

Il problema non è che pensiamo troppo. È che ci crediamo troppo.
Che confondiamo ogni pensiero con chi siamo.

Ogni pensiero diventa un fatto da inseguire, da analizzare, da sondare.
O peggio: un ordine. Un giudizio. Una condanna.
E se non lo seguiamo, ci sentiamo in colpa. Persi. Sbagliati. Inadeguati.

Ma tutto questo nasce da un errore fondamentale:
non ci hanno mai insegnato ad abitare la nostra mente.

Non ci hanno mai detto che i pensieri, le emozioni, le percezioni…
sono eventi mentali. Condizionati. Temporanei. In continuo mutamento.

Impermanenti, come direbbero i buddhisti,
che così come arrivano, se ne vanno.

E questo vale anche per le emozioni.
Quando non le ascolti, non è che spariscono.
Si trasformano in tensioni nel corpo. In scatti d’ira. In stanchezza senza motivo.
Ma se le guardi negli occhi, senza giudizio… smettono di urlare.

E questi eventi mentali non sono la realtà.

E soprattutto… quei pensieri non siamo noi.
Ma allora, se non siamo i nostri pensieri… chi siamo davvero?

Ah, e piccolo inciso

Se senti che è arrivato il momento di smettere di fare a botte con la tua mente… e vuoi iniziare a esplorare la meditazione, la lentezza, in modo semplice, profondo, ma anche leggero e un po’ ironico…

C’è un libro che sta aiutando tante persone e che potrebbe fare al caso tuo.

Si chiama “Chi si ferma si ritrova”, edito da BUR Rizzoli (ed a Luglio 2025 pubblicato da Corriere della Sera per un’edizione speciale)

Vincitore di diversi premi e riconoscimenti letterari internazionali.

Non vuole salvarti. Non ti promette miracoli in cinque passi. Ma desidera condividere ciò che, per me, ha fatto davvero la differenza.

In modo semplice, essenziale, senza troppi fronzoli.

Dopo anni di tentativi falliti — e no, non ti dirò che tutto questo mi ha risolto la vita… — ma mi ha insegnato a starci dentro.

Con più calma. Più spazio. Meno reattività e ansia.

Cosa accade nel cervello quando non fai nulla: il ruolo del Default Mode Network

Ti vorrei condividere che nel nostro cervello esiste un fenomeno di cui parlo spesso: il Default Mode Network (DMN).

Questa è una rete che si accende quando non siamo impegnati in qualcosa di specifico
e non cadiamo nella compulsione di impegnare la nostra mente con lo scroll del cellulare.

Prova ad osservarti:

se non stai facendo nulla, se stai iniziando a sentire noia, che cosa fai?
Mentre sei in fila alle poste, mentre stai aspettando qualcuno?

Inizi a tirare fuori il cellulare e a scrollare.
Perché non farlo significherebbe iniziare a vagare con la mente ed iniziare a pensare a tutto e di più.
Che fino a un certo livello è sano, è naturale.
Ma il punto è che siamo così bombardati di stimoli, di informazioni, che la nostra mente è sempre più infiammata.

Quindi — semplificando tantissimo — se abbiamo detto che il Default Mode Network si attiva come una sorta di rimuginio mentale, come fare a non perdersi nei pensieri?

Concentrandosi su qualcosa, portando l’attenzione su qualcosa.

Perché la mente è sempre più affollata (e cosa puoi fare subito)

Ed è interessante, perché uno studio apparso su Science dice che:
passiamo il 47% del tempo a pensare a qualcosa che non sta accadendo.

E più la mente vaga — lo studio dice — più ci sentiamo infelici.

E senza scomodare gli scienziati, il Buddha lo diceva già 2500 anni fa:

“Nella mente ha origine la sofferenza, nella mente ha origine la cessazione della sofferenza.”

Riesci quindi a sentire il potere personale che possiamo riprendere,
allenando la nostra concentrazione, la nostra attenzione?
La capacità, cioè, di essere profondamente presenti?

Perché questo non è solo una questione personale.
È una vera e propria sopravvivenza mentale, emotiva, ambientale, sociale.

Perché, come racconto nel libro Chi Si Ferma Si Ritrova, in un mondo che ci vuole sempre connessi, performanti, rapidi,

tornare ad essere presenti è un atto di disobbedienza gentile.

Viviamo in un’epoca in cui la distrazione è diventata sistematica
e la lentezza, di cui parlo spesso… quasi una colpa.

Ma ogni volta che ci fermiamo, ogni volta che respiriamo consapevolmente, non stiamo perdendo tempo.

Stiamo riacquisendo il nostro potere.

Da qui si evince che la stanchezza che spesso sentiamo non è solo stanchezza per il troppo lavoro,
è una saturazione cognitiva. È perdita di sé.

Di ascolto profondo di ciò che si muove dentro di noi.

Meditazione semplice: il metodo dei 3 minuti per ritrovare te stesso

Mmolti, per reagire, cercano di zittire la mente:
– meditano, fanno yoga, convinti che questo spegnerà la propria mente
– o magari bevono vino per “staccare”

E questo non funziona.

Perché la mente, se non la rieduchiamo, non si spegnerà mai.

E così inizia la frustrazione:
perché, come dicevamo all’inizio, più cerchi di non pensare, più pensi.
Più cerchi il silenzio, più la mente urla.

Io, a un certo punto, mi sono rotto.
Non solo per il troppo lavoro. Ma per troppe versioni di me da sostenere.

Quello sempre responsabile e performante, quello che funziona. Quello che guida. Quello che sorride.

Ma sotto a tutto questo, si stava creando una mente sempre più affollata.

E poi ho letto una frase che mi ha svoltato:

“Meditare non è spegnere la mente. È smettere di inseguirla.”

E lì si è accesa una lampadina. E ho iniziato.

Davvero. Nonostante le mille cadute.

Tre minuti. Ogni giorno.
Non per migliorarmi. Ma per ritrovarmi.

Perché nella pratica meditativa, ogni volta che ti distrai… ogni volta che ti ritrovi — anziché stare nel silenzio a inseguire dei pensieri — non stai sbagliando.

L’atto di accorgersene è meditazione.

Per poi tornare all’ancoraggio: al respiro, al proprio corpo.

A quell’elemento che abbiamo scelto come ancora.

Non per scappare dal pensiero o dall’emozione,
ma per non esserne trascinati via.

Proprio per questo ho inserito una piccola scansione corporea all’inizio della pratica.

Perché, lo ripeto:

ogni volta che ti accorgi che stai vagando e torni — con pazienza, con gentilezza — all’ancora, già quella è la pratica.

Non serve silenziare la mente.
Basta non perdercisi ogni volta.

Riprogrammare la mente con la gentilezza (e piccole azioni quotidiane)

E se ti sembra troppo per iniziare,
inizia da qualcosa di più quotidiano.

– Riduci gli stimoli superflui
– Disattiva le notifiche per 20 minuti
– Mangia in silenzio un pasto a settimana
– Togli il telefono dalla camera da letto

E soprattutto:

ritorna a fare una cosa alla volta.

Se stai camminando, cammina.
Se stai mangiando, mangia.
Se stai lavando i piatti, lava i piatti.
Se stai facendo l’amore, fai solo quello.

E se un giorno dimentichi tutto questo…
Se ti distrai. Se ti perdi di nuovo.
Va bene così.

Anche quello è parte del cammino.

Però, come le neuroscienze dicono, il nostro cervello è plastico
e più ci abituiamo a diventare osservatori di noi stessi, più questo ci richiederà sempre meno sforzo.
È un’abitudine. Una costante.

Perché ogni volta che torni… non stai ricominciando da zero.

Stai allenando la parte di te a rimanere presente.

Perché quel silenzio che ci spaventa più della tombola con lo zio ubriaco…
è proprio lo spazio dove — finalmente — ritrovarsi.

E l’ascolto di sé non ti chiede di eliminare i pensieri,

ma di non identificartici troppo.

Se non sei i tuoi pensieri… chi sei davvero?

È come sedersi sul ciglio della strada e guardare il traffico passare…
Dove ogni auto è un pensiero, un’emozione.
Tu non sei quelle macchine, sei l’osservatore.

Ed è lì che accade qualcosa di straordinario:
ti accorgi che sei più grande dei tuoi pensieri.

Più vasto delle tue ansie.
Più stabile dei tuoi loop mentali.

E con questo lavoro costante non stai cambiando te stesso.
Stai solo tornando a casa.

Per cui, ti ricordi l’inizio?

Lo scroll compulsivo.
La mente stanca.
Il silenzio che non arriva.

Non sono errori.
Sono inviti.

Richiami alla presenza.

Per cui te lo richiedo, e prenditi il tempo per rifletterci:

Se non sei i tuoi pensieri, le tue emozioni, i tuoi ricordi…

chi sei davvero?

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Sono in ascolto 

2 risposte

  1. Ciao, sono Maria Rosaria, mi sento profondamente allineata su quello che ho appena letto.

    Accade ogni mattina nella mia pratica meditativa e nella recitazione di una “parola”. Tanti anni fa ho fatto un lavoro di ascolto corporeo attraverso pratiche yogiche, un grosso lavoro di apertura del “campo” di attenzione e ascolto nel quale ho affinato la percezione del corpo e l’ascolto dellle percezioni stesse. Ma in particolar modo ho preso coscienza dell’Osservatore interno. Ed oggi tutto questo costituisce una forza ereditaria che mi consente di portare consapevolezza e presenza nel quotidiano. Ma … i momenti di stanca, di trasformazione, di sovraffollamento per i ritmi compulsivi che viviamo in questo periodo della mia vita spesso prevalgono… Leggere e leggerti oggi si è rivelato spiraglio per riportare luce laddove c’era un pò di nebbia. O forse soltanto un monito a Stare, semplicemente stare.

    Grazie e serenità a te

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