Anam: Il Significato e la Libertà di Vivere Senza Etichette e Ruoli

Stavo riguardando la diretta con Andrea Bariselli fatta mercoledì scorso (se te la sei persa, puoi rivederla qui >). 

Tra i tanti temi trattati, uno mi ha colpito in particolare: 

il significato di Anam, “senza nome”. Parola di cui è anche formata Vidya-Anam, tra l’altro. Ma torniamo a noi.

Questo concetto mi ha fatto subito pensare a un passaggio del libro di Tiziano Terzani, Un Altro Giro di Giostra

«Io, chi sono?» Siccome la risposta non era certo «Io sono il giornalista del tal giornale, l’autore di quel libro, o l’ammalato di quella malattia», provai, anche formalmente, a non essere più quel che ero stato, a non chiamarmi più col mio nome, a non avere un passato e a diventare semplicemente «Anam», il Senzanome: un nome appropriatissimo, mi parve, per concludere una vita tutta spesa a cercare di farmene uno!

Riesci a cogliere la bellezza e la potenza di tutto questo?

La bellezza di andare oltre i ruoli, le etichette e le definizioni che non solo gli altri ci affibbiano, ma che spesso ci imponiamo da soli.

(Perché, d’altronde, se perfino il caffè riesce a essere espresso, lungo, macchiato o corretto… perché noi dovremmo limitarci a un’unica versione di noi stessi? 😄)

Quante volte ti sei trovato bloccato in un’idea di te stesso che ormai non ti rappresenta più?

Forse una versione vecchia, superata, che hai costruito per adattarti o compiacere qualcuno. Per non finire fuori dal branco.

Eppure, continuare a vivere aggrappati a quella vecchia immagine può diventare soffocante, limitando la tua creatività, la tua capacità di espanderti, di crescere e di evolvere.

Quanto liberatorio sarebbe fare un salto oltre tutto questo?

Un salto che ti spinge oltre le aspettative che ti sono state cucite addosso – o che ti sei cucito da solo… (e diciamolo, non tutti siamo dei sarti così bravi).

Pensa a quanta energia sprechiamo per aderire a un ruolo o una definizione di noi stessi che non ci appartiene più.

Prova a riflettere su questi esempi pratici:

  • Lavoro: Ti sei mai trovato in un ruolo lavorativo che non ti rappresenta più? Magari hai iniziato come stagista e, con il tempo, sei diventato indispensabile, ma dentro di te senti che quel ruolo non è più giusto per te. Perchè nel frattempo qualcosa dentro di te è cambiato. Cosa succederebbe se smettessi di essere “quello bravo e affidabile” per esplorare nuove opportunità? Ed attenzione, non significa anarchia ma cercare di riappropriarsi di un’identità più coerente con chi siamo realmente.
  • Relazioni: Quante volte, per compiacere una persona, hai finto di essere paziente, tollerante o sempre disponibile, quando in realtà avevi bisogno di esprimere i tuoi veri sentimenti? Di uscire dall’immagine che gli altri hanno di te per abbracciare una dimensione più vera ed ampia. In molti casi è necessario mediare ma non può essere la regola.

A me è successo quando ho dovuto smettere di essere “sempre paziente” a tutti i costi.

Visto che tutti continuavano a ripetermi: “Luca, ma quanto sei paziente!”, mi ero autoconvinto che dovevo esserlo per forza, per non deludere gli altri e per non tradire l’idea di me stesso.

Così ho ingoiato frustrazioni su frustrazioni, finché un giorno, inevitabilmente, ho perso la pazienza. E lì ho capito: era ora di superare quella definizione, o rischiavo di diventare santo e ritrovarmi con un’aureola senza neanche accorgermene! 😅

Prova a rifletterci…

Che si tratti di un’etichetta lavorativa, sociale o personale, spesso viviamo in gabbie invisibili fatte di limiti autoimposti. Magari anche tu ti sei sentito “bloccato”, trattenuto da qualcosa che, alla fine, non è esterno, ma interno: una convinzione, un giudizio che ti trascini dietro e che ti impedisce di vivere il presente.

Ora, fai una lista, anche mentale:

  1. Quali ruoli o etichette ti senti obbligato a mantenere? (Es. “Devo essere sempre disponibile al lavoro”, “Devo essere la persona che risolve tutto in famiglia”)
  2. Cosa accadrebbe se lasciassi andare gradualmente parte di queste etichette?
    (Es. “Forse troverei più tempo per me stesso”, “Potrei sentirmi meno in colpa nel dire no”)
  3. In quali ambiti della tua vita senti di voler cambiare ma hai paura di farlo?

Ma cosa accadrebbe se iniziassimo a liberarci di queste etichette?

Se ci ricordassimo che non siamo definiti dai nostri pensieri o dalle nostre emozioni momentanee?

Non siamo l’ansia, non siamo “quello che non ce la fa”, non siamo solo il nostro ruolo. Non siamo neppure il nostro nome e la nostra forma. Perchè siamo molto, molto di più.

Quando smettiamo di identificarci con queste definizioni limitanti, ci apriamo a una nuova dimensione di libertà.

Cominciamo a vivere con più autenticità, a riscoprire chi siamo davvero, senza dover aderire a un’immagine rigida di noi stessi.

Questo, per me, è il vero salto: un salto che richiede coraggio, ma che ci permette di tornare fluidi, adattabili, e soprattutto liberi. Liberi di essere ciò che siamo, in continua evoluzione, non ciò che eravamo ieri o che gli altri si aspettano che siamo.

⚠️ Ed attenzione. Questo non significa mollare ed abbandonare tutto fregandosene delle proprie responsabilità, ma mantenere un equilibrio tra ciò che siamo veramente e i nostri doveri. Significa smettere di sacrificare SEMPRE ED A PRESCINDERE la nostra autenticità per ruoli che non ci appartengono più, trovando il coraggio di ridefinire il nostro percorso senza tradire noi stessi.

Ti invito a portare questa presa di consapevolezza con te durante la settimana:

  • Cosa accadrebbe se lasciassi andare le etichette che ti appesantiscono?
  • Cosa cambierebbe se ti permettessi di vivere senza il peso delle definizioni che non ti appartengono più?
  • E soprattutto, con quali etichette ingabbi gli altri senza rendertene conto?

Riscoprire la libertà di essere se stessi, al di là di ogni etichetta. Non è forse questa, d’altronde, la più grande forma di autenticità?

Grazie per aver letto questo papiro e, se ti va, condividi i tuoi pensieri o le tue esperienze qui sotto nei commenti 😉

Saranno sicuramente utili a qualcuno o qualcuna (a me senz’altro)

P.S.: Un buon modo per riconoscere e superare queste definizioni è senz’altro la meditazione e martedì 8 ottobre parte un nuovo gruppo degli Apprendisti Meditatori (che anche per questa seconda edizione sarà gratuito)

Se vuoi saperne qualcosa di più qui trovi qualcosina >

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Sono in ascolto 

11 risposte

  1. Ciao caro Luca, riflessione validissima, è vero siamo sempre stati abituati ad etichette per tutto, io non ci avevo fatto caso a tutte queste etichette, ma, seguendo Te Daniel….mi sono resa conto di gabbia di etichette, ma poco per volta ho fatto un pò di pulizia , e ho fatto spazio per nuove idee ….senza nome….
    Grazie Luca per le tue perle di saggezza.
    buon pomeriggio

    1. Grazie mille Luca.
      Mi ritrovo molto in ciò che hai scritto.
      Grazie tante. È sempre un piacere leggerti 🙏❤️
      Buon pomeriggio

  2. Ciao Luca, la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il tuo scritto è Uno nessuno è centomila di Pirandello. Certo, la sua condizione è portata di proposito all’estremo, ma l’ armonia che il protagonista trova, una volta liberato dalla gabbia delle etichette, è così allettante e liberatoria, che mi chiedo perché non provarci ..forse non sono capace di trovare una via di mezzo, quel famoso compromesso. Un abbraccio

  3. Grazie Luca!Si,è un percorso difficile per tutti i vari strati che si sovrammettono lungo la nostra vita…però ne vale assolutamente la pena.Il senso di spazio attorno,di leggerezza,il vuoto ampio che crea,la libertà che respiri sono sensazioni uniche di grandi/ piccole felicità…il costo,almeno per me,è spesso la solitudine…il percepirsi fuori e non poter fare diversamente…Anch’io ho fatto vari tentativi di “metacomunicazione”(parlarsi assieme del nostro rapporto,del come stare e non del cosa…)con amici,parenti..
    Molto complesso ed ho notato che solo con “cuori aperti “non oberati da pesanti codici,è stato possibile stare nella autenticità reciproca…Ognuno è dentro un suo viaggio…non sempre ci si può incontrare…Con i bambini, se stiamo centrati in ascolto e genuini , è una meraviglia.Un abbraccio

  4. Ciao, Luca. Grazie per il tuo spunto di riflessione prima di tutto. Proprio lo scorso mese ho deciso di scrivere gentilmente ciò che pensavo ad una persona cara e … indovina? Non mi vuole più vedere. Sigh! Ci sono rimasta molto male, ma, anche rianalizzando ciò che è accaduto, ho scelto di essere me stessa. Sinceramente non pensavo un riscontro così divisivo, ma ormai ho imparato essere il rischio che si corre quando si vuol porre fine ad un rapporto non sano.

  5. Grande Luca sono veramente d’accordo, ma mi rendo conto di quanta fatica faccio a togliermi certe etichette e come rimangono spiazzate le persone quando non mi comporto come si aspettavano, la strada è ancora lunga

  6. Ciao Luca, tutto vero! Emozioni e stati d’animo provati , ma per uscire da situazioni che ti stanno strette significa avere conseguenze impegnative da sostenere. Lasciare una situazione che crea disagio per abbracciarne una piena di imprevisti! Quanto coraggio ci vuole? Io allora provo a razionalizzare e cerco di accettare i limiti che provo, per non destabilizzare una situazione raggiunta. Qualche compromesso e’ necessario, o no?

    1. Grazie Antonella, sono d’accordo: qualche compromesso è necessario. E grazie per aver sottolineato questo punto così importante per evitare l’anarchia totale 🤣. Ho aggiornato il testo chiarendo che non significa mollare tutto e fregarsene delle proprie responsabilità, ma piuttosto trovare un equilibrio tra ciò che siamo veramente e i nostri doveri. Con responsabilità e intelligenza senza però sempre dover sacrificare a prescindere chi siamo 🙏🙏🙏

  7. Caro Luca
    Sono sicuramente d’accordo con te ma ti assicuro che è un cammino,un viaggio interminabile anche questo iniziato parecchi anni fa e ogni giorno possiamo migliorare e provare e riprovare,a volte è facile altre volte un po’ meno dipende molto dal contesto in cui siamo immersi e da quante convenzioni/convinzioni dobbiamo liberarci..TVB ❤️..
    Moira

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