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Qualsiasi cambiamento o nuova abitudine che vogliamo inserire nella nostra vita,
che si tratti di mangiare meglio, allenarsi o meditare tutti i giorni, parte, il più delle volte, da una ridefinizione della nostra identità, più che dall’aggiunta di mille nuove abilità.
E per introdurre questo argomento, vorrei raccontarti una storia Zen che spero possa ispirarti.
Un grande guerriero giapponese decise di attaccare il nemico sebbene gli uomini di cui disponeva fossero soltanto un decimo di quelli che avrebbe dovuto fronteggiare.
Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati ne dubitavano.
Strada facendo, si fermò in un tempio shintoista e disse ai suoi uomini:
«Dopo aver fatto visita al tempio, getterò una moneta. Se viene testa, vinceremo; se viene croce, perderemo. Il destino ci tiene nelle sue mani».
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Poi si fece avanti e gettò una moneta. Uscì testa.
I suoi soldati divennero così desiderosi di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
«Nessuno può cambiare il destino» gli disse l’aiutante dopo la battaglia.
«Certamente no» rispose Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutte e due le facce.
Come racconto nel capitolo di Chi Si Ferma Si Ritrova, dedicato alle 8 strategie per allenare la costanza nella pratica meditativa,
tutti possono andare in palestra, mangiare sano o fare un’ora di meditazione ogni tanto.
Ma se vogliamo che queste abitudini si radichino profondamente nella nostra vita, al punto da trasformare davvero noi stessi e chi ci circonda,
non possiamo evitare di mettere in discussione alcuni aspetti della nostra identità.
Altrimenti, è un po’ come voler ristrutturare una casa traballante dipingendo solo gli esterni:
se non curiamo e rafforziamo le fondamenta, quella casa crollerà inevitabilmente.
Ogni cosa che portiamo nella nostra vita arricchisce o indebolisce la nostra identità,
ed è per questo che, per adottare una nuova abitudine, dovremmo chiederci:
«Quali caratteristiche e valori devo sviluppare per essere qualcuno che medita regolarmente, fa sport o legge sedici libri all’anno?»
Per anni ho provato a costruire una routine mattutina perfetta: esercizio fisico, meditazione e un momento creativo.
Ogni volta, però, mi ritrovavo a sbattere contro un muro, perché, sotto sotto, c’era una convinzione radicata che mi sabotava:
«Sono pigro.
Non ci riuscirò.
Non ne sono all’altezza.»
E come avrei potuto, con delle certezze così incrollabili dentro di me?
Lo sappiamo bene: le nostre convinzioni influenzano chi siamo e cosa portiamo nel mondo.
È il classico effetto Pigmalione di cui parlo anche nel libro:
se credi di essere un disastro, non solo ti comporterai da disastro,
ma lo farai con una maestria degna di un premio Oscar.
In pratica, è la famosa profezia che si autoavvera.
Trovo interessante come l’Advaita Vedānta, una delle scuole filosofiche più antiche dell’induismo, dica che, per comprendere qualcosa, dobbiamo diventare quella cosa.
E Maxwell Maltz, in Psicocibernetica, aggiunge che ognuno di noi possiede una sorta di autoritratto mentale, plasmato dalle esperienze vissute.
Questo autoritratto guida silenziosamente il modo in cui ci vediamo e ci mostriamo agli altri.
Siamo, in pratica, dei piccoli Dorian Gray ambulanti,
e questo ci porta a riflettere su quanto sia fondamentale ascoltarci a fondo per non rimanere ancorati a credenze del passato.
Dentro di noi esistono infinite possibilità creative.
Ma non si tratta di accumulare abilità incredibili o inseguire obiettivi perfetti.
Si tratta, piuttosto, di accettare e lasciar andare tutto ciò che, nella radice della nostra identità, è superfluo.
È un vero e proprio decluttering mentale:
via sovrastrutture, idee e credenze che ormai ci stanno strette,
come quei pantaloni delle superiori che teniamo nell’armadio “perché non si sa mai”.
E qui entra in gioco il silenzio, l’ascolto di sé, la meditazione.
La pratica meditativa, dal mio punto di vista, è uno strumento potentissimo.
Perché non aggiunge sovrastrutture, ma le toglie: toglie definizioni, ruoli e tutto ciò che è superfluo, fino a far emergere il nocciolo autentico di noi stessi.
E adesso, vorrei lasciarti con una domanda:
qual è la convinzione che oggi ti sta sabotando?
Prenditi qualche minuto. Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e ascolta.
Non giudicare, non cercare di cambiare nulla.
Limitati a osservare.
Qual è quel pensiero ricorrente, quella voce che ti blocca?
Riconoscila, dalle un nome e prendine consapevolezza.
Questo è il primo passo per liberartene.
Ti aspetto tra le pagine di Chi Si Ferma Si Ritrova e nella Sfida dei 5 Minuti.



2 risposte
Ansia … periodo complicato. Ma, per fortuna con la pratica quotidiana, anche di pochi minuti (come insegna qualcuno 😉), la tengo a bada e proseguo impavida. Sempre grazie … 🙏🏻❤️
Prima di tutto, grazie!
Nel mio viaggio in metro, prima del lavoro, ho trovato lo snodo di un pensiero da cui cercavo di liberarmi da tutto il weekend.. e dentro quella domanda “quale convinzione ti sta sabotando?”..”non giudicare, non cercare di cambiarla”…
Eccola che è venuta a galla: “devi mantenere i confini, fatti rispettare, sei troppo buona”… quante volte mi è stato detto perché percorrevo la via della mitezza ed esprimevo lo smarrimento di certe dinamiche lavorative.. quante volte, soprattutto in ambito lavorativo. “Arrabbiati, fatti sentire”. Quante volte mi sono sentita inadatta e inadeguata perché non riuscivo in quella aggressività che pareva essere la soluzione.
Oggi entro nel mondo sapendo la mia zavorra.
Grazie!
E da qui parte nuovamente il mio cammino ❤️