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Hai presente quando fai mille piani, organizzi ogni dettaglio affinché tutto fili liscio e poi… entra in gioco la vita con i suoi splendidi imprevisti?
Ecco, per questa settimana avevo pianificato di condividere un tema che torna spesso nella mia vita, ma alcuni imprevisti, anche lavorativi,
non mi hanno dato la possibilità di concentrarmi come avrei voluto, di scrivere e trasmettere il messaggio che sentivo.
E quando parlo di imprevisti, attenzione, non intendo solo catastrofi,
ma anche un progetto, un’iniziativa che sto portando avanti da quasi un anno, che mi riempie veramente il cuore:
🥳 sto concludendo la revisione degli ultimi capitoli del mio libro, che uscirà a gennaio con Rizzoli.
So che, dal punto di vista della comunicazione, dovrei tenerlo per me per creare un effetto wow, una sorpresa finale quando tutto sarà pronto.
Ma chi se ne frega
Sin dall’inizio, da quando questa “follia” è arrivata, ho sentito un’energia magnetica che guidava il processo.
Ed esprimere la gratitudine che provo in questo momento per me è davvero difficile, perché è stato un susseguirsi incredibile di sincronicità, bellezza, ascolto, creatività e pura ispirazione,
ma anche di sfide, inclusi momenti di sconforto totale che mi hanno permesso di scoprire e conoscere lati di me stesso, ombre che rifiutavo e che a volte nascondevo persino a me.
Perché, come dicevo qualche giorno fa in un video su Instagram (che trovi qui >),
siamo tutti piuttosto bravi a nascondere le nostre ombre, i momenti di tristezza e malinconia, come se non li avessimo.
Viviamo in una realtà che ci vuole sempre al top, produttivi e impeccabili, come la “migliore versione di se stessi”.
E sinceramente, tutta questa storia di dover essere perfetti mi ha stancato.
Quanto sprechiamo per mantenere in piedi questa facciata?
È come costruire una Sagrada Família, un lavoro infinito e, diciamocelo, non è sostenibile a lungo termine.
Certo, ci sono contesti in cui può andar bene, ma penso che possiamo fare di più.
Possiamo fare tutte le meditazioni, i corsi di crescita personale, leggere ogni libro di autoaiuto sul mercato, ma alla fine ci saranno sempre giorni in cui l’unica cosa che vorremo fare è stare con la nostra tristezza, avvolti in un plaid sul divano, come un burrito vegetariano.
E va bene così.
Anzi, sono proprio questi giorni a rendere interessante il viaggio, perché uno dei grandi doni della meditazione è imparare a stare, a restare.
A non cancellare quello che proviamo.
Come dicevo l’altro giorno in un gruppo di meditazione, l’idea è imparare a dire: “Ok, oggi provo malinconia. Interessante. Cosa vuole dirmi?”
(Magari vuole solo una tisana allo zenzero)
Perché, per quanto ci vendano questa idea di felicità perpetua, non siamo macchine programmate per essere felici a tutti i costi.
La stanchezza e la malinconia ci ricordano che siamo fatti di cicli e fasi, e sono proprio le fasi più difficili, per quanto dure possano sembrare, quelle che ci insegnano di più.
Ci invitano a rallentare, a dare attenzione a quella parte di noi che abbiamo forse trascurato.
A mio avviso, dovremmo imparare ad ascoltare un po’ di più quello che ci arriva, così ci ricordiamo che anche quei momenti “no” hanno un senso e una missione specifica, e che in qualche modo ci stanno insegnando qualcosa.
Pensa, ad esempio, a quando abbiamo il mal di testa o la febbre.
Ho studiato naturopatia per tre anni da giovane, e una delle cose che più mi ha fatto riflettere è che quando la nostra temperatura sale, è perché il corpo sta affrontando un momento difficile e mette in atto tutta una serie di difese naturali.
E noi cosa facciamo?
Subito una pastiglia, per mandare in malora tutta l’intelligenza del corpo. Ora, certo, ci sono situazioni in cui è importante,
ma non dovrebbe questa essere sempre la norma.
Quindi, la prossima volta che senti arrivare quel classico momento di sconforto, invece di combatterlo, prova a fare un esperimento:
Rallenta, siediti, chiudi gli occhi e chiediti:
“Di cosa ho davvero bisogno in questo momento?”
Magari è solo una tisana, una passeggiata senza meta o qualche minuto di respiro.
Datti il permesso di ascoltarti e di accogliere senza l’urgenza di risolvere subito tutto.
Perché, a volte, il miglior antidoto alla stanchezza è smettere di resistere e prendersi un momento per rallentare.
Non c’è bisogno di grandi gesti per stare bene con noi stessi; basta, a volte, un piccolo atto di gentilezza per ricordarci che va bene non essere sempre al top.
Grazie per avermi ascoltato e ti leggo se ti va nei commenti,
alla prossima,



8 risposte
Grazie Luca del tuo sentire in cui pure io spesso mi ritrovo. Ti leggo volentieri e riesci sempre a stimolare mente e cuore. Non te la ” canti e te la suoni da solo ” come hai scritto e il tuo condividere non cade di certo a vuoto. Buona vita e buon cammino in serenità. Paola
Grazie di cuore, Paola! Sono davvero felice di sapere che le mie parole riescono a trovare un’eco dentro di te e che possiamo condividere questo cammino di riflessione e apertura. Prometto che continuerò a “non cantarmela e suonarmela da solo” 😉, ma a scrivere con l’intento di creare spazi di ispirazione reciproca.
Buona vita e buon cammino anche a te, con tutta la serenità che meriti 🙏
Grazie!Si , bisogna uscire da questo sforzo inutile di “rappresentazione” di sé stessi…crea una maschera che poi diviene convinzione dura poi da scalzare oppure non ci fa più cogliere come ci muoviamo con gli altri per poi stupirci dell’indifferenza che abbiamo attorno.
Per me è anche connessa col sapere dire dei no e appunto fermardi,stare in quello che ci succede…provare addirittura a stare a vedere cosa succede…pur nel dolore.Ultimamente mi sono permessa di farlo ed arriva una specie di apertura…non so descrivere diversamente…che mi fa respirare meglio e poco dopo arrivano immagini che mi sembra siano un messaggio per comprendere il mio star male col corpo e con l’anima…
Grazie a te per queste parole profonde. Hai colto un punto essenziale: lasciarsi alle spalle la “rappresentazione” di noi stessi è un atto di libertà, di autenticità che richiede coraggio e pazienza. E sì, imparare a dire di no, fermarsi e osservare il proprio dolore senza cercare di fuggirlo… è come aprire una porta che, piano piano, ci fa vedere dentro in modo più chiaro.
Quell’apertura che descrivi, anche se difficile da mettere in parole, è una trasformazione preziosa. È come se il corpo e l’anima cominciassero a dialogare davvero. Grazie per aver condiviso questo momento – è d’ispirazione 🙏
Ohhh bene, meraviglia!!!
Finalmente posso includerti/vi nella categoria “umani” 😉
Ti leggo sempre volentieri, parole che arrivano… sempre… ma molte volte mi ritrovo a pensare che “altrove” dal mio “qui” si viva veramente sempre, o quasi, al top… lo reputo una grande fatica e allora non commento, non scrivo…
Questa volta però le mani mi prudevano sulla tastiera, dovevo mandare un WOW che stava venendo dal cuore e si stava tramutando in un largo sorriso nel riconoscermi nel tuo scritto..
Continua così, i miei commenti non saranno molti ma i ringraziamenti dal cuore arriveranno puntualmente, a tante letture…
E… vento in poppa per il tuo libro!! Buon lavoro e un grande abbraccio virtuale
Rita
Grazie mille per il tuo WOW e per le mani pruriginose sulla tastiera – è un segnale di autenticità raro e prezioso! Prometto di continuare a scrivere con tutta la genuinità possibile (errori e inciampi inclusi). E so già che, anche se i commenti non saranno tanti, quei ringraziamenti silenziosi mi accompagneranno 🙏
Molto consolatoria la lettera di oggi, anch’io provo momenti di grande tristezza e un senso di solitudine profondo e se provo a capire perché , vedo l’impossibilità di risolvere le grandi questioni che mi e ci affliggono e divento ancora più triste. La tua condivisione mi consola e mi insegna nuove strategie per vivere meglio questi momenti. Grazie e buona giornata
Antonella ❤️❤️❤️