“Ma non eri una persona timida ed introversa?”
– Sì, lo sono
“E scusa, allora come fai a fare certe cose?”
– Provo a “smettere” di esserlo 🙃
“Cioè, cosa significa che smetti di esserlo?”
– Ci sono situazioni della vita in cui è necessario andare oltre di sé per essere funzionali a una “causa”.
Se si sente l’ardente spinta a raggiungere qualsiasi cosa che riguardi il proprio scopo di vita, è come se si acquisisse all’improvviso la capacità di andare oltre i propri limiti. Immagina di sentirti come un albero in inverno.
All’esterno, sembri inerte e silenzioso, ma sotto la corteccia, la vita si muove silenziosamente, radicata e… resiliente.
Poi arriva la primavera e quell’albero timido esplode in mille fiori, inarrestabile e vistoso. È sempre lo stesso albero, ma il contesto attorno a lui cambia.
“E come si fa a fiorire quando non si sa come farlo?”
– Non lo so e credo che sia questo il bello.
Credo che sia un po’ come navigare di notte in un mare tempestoso. La timidezza è l’acqua fredda e oscura che circonda la barca ma è anche la meta stessa.
Non importa quanto forte sia la tempesta, se il vento è abbastanza favorevole o se ci si sente smarriti. È come se, quando si è allineati a sé, in qualche modo gli strumenti arrivassero da soli.
Non da fuori ma da dentro. Come impara un fiore a sbocciare o un lupa ad essere madre?
“Ma dopo, quando il silenzio torna, come ti senti?”
– Torno a essere quell’albero in inverno, silenzioso e contemplativo. Ma con una differenza: porto con me la memoria e gli insegnamenti di quello che è stato. E ogni volta che il dubbio cerca di avvolgermi con il suo gelo, ricordo che sono fatto tanto di inverni quanto di primavere, tanto di timidezza come del suo opposto. E così, anche nella quiete, respiro la prospettiva di altre primavere.
📖 Dialoghi immaginari post #meditazione



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Con il cuore grazie