Lasciare andare: l’arte di non trattenere ciò che ci appesantisce
Iniziamo questo articolo con una storia, per poi esplorare insieme un tema profondo, che amo molto e di cui spesso ho parlato in questo blog:
il lasciar andare.
La storia del guerriero e del maestro Zen
Un giovane guerriero, noto per la sua impazienza e la sua rabbia, sentì parlare di un vecchio maestro Zen che viveva sulla montagna. Deciso a metterlo alla prova, si recò al tempio e iniziò a provocarlo con insulti, derisioni, persino sputi.
Il maestro, però, rimase immobile, sereno come una montagna sotto il vento.
Dopo ore, il guerriero si arrese e chiese, frustrato:
— Come fai a sopportare tutto questo senza reagire?
Il maestro sorrise e gli rispose con una domanda:
— Se qualcuno ti porta un dono, ma tu non lo accetti, di chi è il dono?
Il guerriero, confuso, rispose:
— Di chi lo ha portato, ovviamente.
Il maestro annuì:
— Esatto. E io non accetto il tuo dono di rabbia. Rimane tuo.
Lasciare andare non è perdere, ma liberare spazio
Lasciare andare non significa dimenticare o evitare, ma smettere di stringere ciò che non può essere trattenuto, facendo spazio a ciò che conta davvero. Perché spesso non è il cambiamento a farci soffrire, ma la nostra resistenza ad esso.
Come diceva il Buddha:
“Il dolore è inevitabile, la sofferenza è opzionale.”
Soffriamo quando ci aggrappiamo a ciò che, per sua natura, è destinato a cambiare. Quando lasciamo andare, troviamo leggerezza, troviamo libertà.
Proprio come il fiume che scorre senza opporsi al letto della terra, lasciar andare significa fluire con la vita anziché lottare contro di essa.
Quando reagiamo d’impulso, è come gettare pietre nell’acqua: tutto si agita, il fondo si intorbidisce. Ma se aspettiamo, il fango si deposita e la chiarezza torna da sola.
Rispondere invece di reagire è un atto di presenza. Significa fare una pausa, respirare, osservare e poi scegliere consapevolmente. Perché non tutto merita la nostra energia, non tutto merita di trasformarsi in una battaglia.
Lasciare andare è permettere alla vita di essere ciò che è, senza il bisogno di controllarla. È sedersi sulla riva di un fiume e capire che l’acqua non ha bisogno di essere spinta per arrivare al mare.
L’invito di questa settimana: lascia andare almeno una cosa
Un pensiero che ti tormenta, un messaggio a cui non serve rispondere subito, il bisogno di avere ragione in ogni discussione. Non serve molto: basta un piccolo passo verso la leggerezza.
Come fare?
1️⃣ Osserva l’attaccamento. Quando senti che qualcosa ti trattiene—un pensiero, un’emozione, un’aspettativa—fermati. Non giudicarlo, semplicemente riconoscilo.
2️⃣ Fai spazio. Respira profondamente e immagina di creare dentro di te uno spazio luminoso, in cui tutto può esistere senza essere trattenuto.
3️⃣ Segui il respiro. Porta l’attenzione all’aria che entra ed esce, senza cercare di modificarla. Lascia che sia la tua ancora nel presente.
4️⃣ Osserva senza trattenere. Dove senti questa tensione nel corpo? Che peso ha? Che forma? Guardala come una nuvola: viene, resta un po’, e poi passa.
5️⃣ Lascia andare con dolcezza. Chiediti: “Devo davvero trattenere questo?” Se la risposta è no, immagina di espirarlo via, come nebbia che si dissolve nell’aria. Se non riesci subito, va bene lo stesso. Lascia andare anche l’idea di doverci riuscire per forza.
6️⃣ Torna al presente. Dopo qualche respiro, senti il tuo corpo, i tuoi piedi a terra. Concludi con una frase di liberazione, come:
“Lascio andare ciò che non mi serve più.”



6 risposte
Grazie Luca, non riesco a partecipare alle dirette ma ti seguo nelle repliche, grazie ancora x questa magnifica opportunità
Grazie di cuore a te Patrizia 🙏
Grazie per questa bella storia.. arrivata al momento giusto! Ne farò tesoro!!
Molto molto felice e grato 🙏
Grazie per aver approfondito questo tema oggi. Mi serviva proprio…..
Molto molto grato 🙏