Siamo in campeggio in un posto da sogno.
Natura. Sole. Silenzio. Mare. Essenzialità.
La ricetta perfetta per la pace interiore… o almeno così dice la brochure.
Eppure, dentro di me
– nonostante anni di meditazione, corsi, libri e serate a discutere di consapevolezza come se dovessi sostenere un esame finale con il Buddha in persona –
c’era in sottofondo una leggera inquietudine.
La paura di perdermi qualcosa.
Di essere irresponsabile.
Di non fare “quello che dovrei fare”.
Ti capita mai?
Quella sensazione di “ok, ora rilassati…
ma potresti anche rispondere a due email così sei più tranquillo”?
Ed è pazzesco perché, come testimonia uno studio di cui ti parlerò, sono 7 persone su 10 a non riuscire a staccare davvero durante le vacanze.
E chi ci riesce, perde praticamente subito i benefici di questa tanto sognate ferie.
E così, anche qui:
email, gruppi, chiamate.
Il tutto con vista mare, che rende la cosa un po’ più instagrammabile ma non meno stressante.
Per anni è stato un loop infinito.
Poi, a un certo punto, mi sono fermato. Ho osservato.
E mi sono chiesto:
Da dove nasce davvero tutto questo?
E perché, a volte, il tempo libero sembra stancarci più del lavoro?
Il paradosso delle vacanze
Le ferie non ti serviranno a riposare,
anzi, se le vivi con la stessa mentalità di sempre,
possono amplificare il disagio dal quale vuoi fuggire.
Se passi tutto l’anno a correre, quando ti fermerai magari il corpo inizierà a rallentare, ma la mente no.
Continuerà a fare piani, a controllare, a cercare stimoli, a ottimizzare persino il tragitto per il gelato.
E qui sta la radice del problema:
abbiamo fuso la nostra identità con il fare, con il nostro lavoro, con il ruolo che ricopriamo.
Togli tutto questo… e ci sentiamo vuoti, spaesati, quasi senza senso.
La psicologia lo conferma: quando definiamo il nostro valore solo attraverso ciò che produciamo, il rischio è il burnout e una vera crisi d’identità.
Così, quello che doveva essere ossigeno diventa un’altra gabbia:
più soleggiata, certo… ma sempre una gabbia.
Non è solo un’impressione: i dati lo confermano
Secondo un’indagine americana dal titolo Vacation Time Recharges US Workers, but Positive Effects Vanish Within Days (questo il link se gli vuoi dare un’occhiata https://www.apa.org/news/press/releases/2018/06/vacation-recharges-workers )
per quasi sette persone su dieci è impossibile staccare davvero nemmeno in vacanza,
e quando i benefici si fanno sentire svaniscono in tempi brevissimi:
il 24% li perde immediatamente,
il 40% entro pochi giorni.
E quando i benefici arrivano, svaniscono in fretta:
- il 24% li perde subito al rientro
- il 40% entro pochi giorni.
Altri sondaggi confermano:
- oltre la metà degli americani continua a lavorare anche in ferie
- l’86% riceve comunque comunicazioni di lavoro
- il 63% ammette di provare ansia se non controlla email e messaggi.
La psicologa Jessica de Bloom ha analizzato decine di studi e scoperto che,
senza vere attività rigenerative,
l’effetto positivo medio di una vacanza dura meno di una settimana.
In altre parole: se ti limiti a “staccare” fuori, ma dentro continui a correre, torni al punto di partenza in un lampo.
È un po’ come quei criceti che, dopo una vita sulla ruota, li metti giù in giardino… e si agitano perché la ruota non c’è più.
Ci siamo fusi così tanto con il nostro ruolo e con la versione “produttiva” di noi stessi che, quando la togli, ci sentiamo spaesati.
Fermarsi fuori… e dentro
Ecco perché la vera domanda non è:
Come staccare in vacanza?
Ma:
Come vivere in un modo in cui non ci sia più nulla da cui staccare?
La prossima volta che senti quella fretta, prova a fermarti.
Non per rilassarti (quello è un effetto collaterale), ma per ascoltare cosa ti attraversa.
Individua un’azione minima, un’abitudine semplice che puoi coltivare da oggi.
Può essere:
- Tre respiri consapevoli al giorno.
- Una passeggiata senza telefono.
- Scrivere una frase di gratitudine ogni sera.
Sono micro-ancoraggi che ti mantengono saldo quando tutto attorno a te torna a correre.
La vacanza non è la cura, è un allenamento
Se impari a fermarti dentro, il tempo libero diventa uno spazio fertile, non un campo di battaglia contro la tua stessa mente.
Se invece lo riempi con la stessa urgenza di prima, diventa solo un’altra forma di fatica.
Per questo, quando rientri, non si tratta di “sopravvivere” fino alle prossime ferie, ma di costruire giornate in cui la pausa non sia un lusso, ma una parte naturale della vita.
racconto proprio questo: un metodo semplice e sostenibile per fermarti ogni giorno,
anche solo per pochi minuti, così che la tua vita non abbia più bisogno di “pause forzate” per farti respirare
e tra le tante testimonianze e recensioni ricevute vorrei condividere le parole di Marcella che ringrazio
“Approfitto, inoltre… per ringraziarti di questo percorso unico che sta avendo importanti ripercussioni nella mia vita! Riesco a vivere con più presenza le mie giornate e ad affrontare anche i momenti più faticosi e difficili con accettazione, equanimitá e tanto respiro. Mi stai insegnando la leggerezza, a non prendermi troppo sul serio e a mollare un po’ la presa.”



4 risposte
Penso che la vacanza non sia un luogo o un tempo bensì uno stato dell’essere, per cui risuona opportuna la domanda: “come vivere in un modo in cui non ci sia più nulla da cui staccare?”. Trovata la giusta modalità, ed è questo il “lavoro” che ci tocca fare e/o essere, neanche ci si pone la domanda: “adesso sono in vacanza o no?”.
La distinzione neanche si pone…
Grazie per tutto quello che fate.
Stupendo Salvatore. Grazie mille per questo punto di vista così arricchente e condivido totalmente: è uno stato dell’essere 🙏
Ciao Luca,
Anch’io come Marcella ho approfittato prima delle tue Lettere del Lunedì e poi dei tuoi video del tuo libro per cominciare ad educarmi, non solo per creare spazio dentro di me, ma per vedere tante cose della vita in maniera più leggera e distaccata,lasciare che tutto scorra in maniera armoniosa. Proprio a sorridere delle mie manie e altri pensieri e guardare serenamente tutto intorno a me.
Ti ringrazio tanto per tutto, anche Laura nelle sue Lettere del lunedì.
Grazie.
Mamma mia, che bellezza. GRAZIE 🙏