🎧 Se lo desideri, puoi ascoltare questo articolo grazie a questo video >
Hai mai riflettuto sul fatto che non è il tempo ad essere denaro,
ma il denaro ad essere tempo.
E ti faccio una domanda:
abbiamo veramente bisogno di un altro Black Friday?
C’è una frase del filosofo Henry David Thoreau che, qualche giorno fa, mi è apparsa sui social e mi ha colpito profondamente:
“Il prezzo di qualsiasi cosa è la quantità di vita che scambiamo con essa.”
Un concetto ripreso anche da José Mujica, ex presidente dell’Uruguay, nel film Human, dove ci ricorda che
non paghiamo le cose con i soldi, ma con il tempo della nostra vita necessario per guadagnarli.
Facciamo un esempio:
per acquistare uno smartphone di ultima generazione non spendiamo semplicemente quei 1.500-1.800€, ma un mese, un mese e mezzo del nostro stipendio.
Attenzione, non sto dicendo che sia giusto o sbagliato, anzi, io sono un amante della tecnologia! Quello che voglio fare è portarti a osservare certe dinamiche con maggiore consapevolezza e profondità.
Perché, volenti o nolenti, ogni acquisto che facciamo è uno scambio: di tempo, di energia e, spesso, anche del futuro del nostro pianeta.
Che figata, vero?
Facciamo un bel passo indietro.
2500 anni fa, il Buddha ci insegnava che gran parte della nostra sofferenza nasce da tre cose: desiderio, odio, illusione e, soprattutto, attaccamento.
Attenzione: per attaccamento non si intende solo quello verso cose o persone, ma anche verso sentimenti, emozioni o credenze che abbiamo su noi stessi.
Pensaci: hai mai provato quel desiderio insaziabile di volere di più?
È come quando ti regalano una scatola di Ferrero Rocher (a me capita ogni anno). Inizi con una pralina, poi due, poi tre… e alla fine ti ritrovi con la scatola vuota, tutte le cartine dorate sparse intorno, e l’insulina che sale più della Kundalini.
Questo è il ciclo dell’attaccamento e del piacere: ci lascia sempre insoddisfatti.
Otteniamo qualcosa, il desiderio si sposta su altro e rimaniamo intrappolati in questo loop infernale.
Oggi le neuroscienze ci spiegano che il nostro cervello, guarda caso, è cablato per cercare continuamente ricompense e novità.
Ogni volta che otteniamo qualcosa di nuovo – un oggetto, un riconoscimento, un’esperienza – il cervello rilascia dopamina, il famoso “ormone della felicità”.
Ma questa sensazione è temporanea, tipo quando ricevi lo stipendio e ti rendi conto che devi pagare mutuo, bollette e fornitori.
Una volta che ci abituiamo alla novità, la dopamina… scappa. Fugge. E torniamo a cercare un’altra fonte di piacere.
Insomma, siamo drogati di dopamina. Sono passati 2500 anni e non abbiamo capito un’ostia.
Quando corriamo dietro a sconti e offerte, o ci aggrappiamo agli oggetti, lasciamo che siano loro a possedere noi.
Ti è mai capitato, ad esempio, di comprare un attrezzo da palestra in super offerta, convinto che ti avrebbe trasformato in Angelina Jolie o Brad Pitt, e ritrovarlo mesi dopo trasformato nell’appendiabiti più caro della storia?
O di acquistare quel robot da cucina perché “è l’affare del secolo!” e ora sta lì, in fondo all’armadietto, con crisi d’identità, a chiedersi perché non cucini mai niente?
Ecco, in quei momenti non siamo noi a possedere gli oggetti, ma loro a possedere noi.
In questo modo, stiamo barattando qualcosa di estremamente prezioso – la nostra vita – per cose che spesso non aggiungono nulla al nostro benessere, se non una breve scarica di dopamina.
Insomma, un 50% di sconto… ma un 100% di rimpianti.
Anche io ho collezionato una bella lista di acquisti fatti sull’onda dell’impulso. È per questo che, ogni volta che penso di comprare qualcosa – soprattutto se è ingombrante – mi do qualche giorno per far sbollire l’infatuazione.
Ma il vero danno non si limita al fatto che, per riordinare, devi improvvisarti campione mondiale di Tetris.
Ogni acquisto “a basso costo” che facciamo ha un prezzo nascosto: l’ambiente lo paga sempre.
Tu lo paghi poco, ma il pianeta lo paga caro. Risorse sprecate, habitat distrutti, animali sterminati e una crisi climatica che cresce ogni giorno, come un brufolo che non smettiamo di stuzzicare.
E ti do una brutta notizia: quando buttiamo via le cose, magari non le vediamo più nel nostro ambiente, ma non si trasformano certo in fiorellini o arcobaleni. Da qualche parte finiscono.
Ogni volta che facciamo la spesa o acquistiamo qualcosa, stiamo compiendo un atto politico. Stiamo scegliendo che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli.
Non voglio fare il moralista o rovinarti lo shopping. Anche io compro cose che a volte non mi servono.
Ma forse vale la pena fermarsi e farsi qualche domanda:
- Quanto le cose che acquistiamo aggiungono davvero valore alla nostra vita?
- Quel tempo che utilizzo per comprare quella cosa… ne vale davvero la pena?
Ed è qui che entra in gioco il minimalismo. Non è una moda, ma un invito a riscoprire la bellezza dell’essenzialità.
Non significa vivere con tre magliette e una forchetta, ma eliminare il superfluo per far spazio a ciò che conta davvero nella nostra vita.
Perché la vera rivoluzione non è riempire il carrello, ma scegliere con più consapevolezza:
- Scegliere meno, perché ciò che ci serve è spesso molto meno di quanto pensiamo.
- Scegliere meglio, perché ogni cosa che portiamo nella nostra vita dovrebbe avere un significato profondo.
- Scegliere ciò che conta, come il tempo per noi stessi, relazioni autentiche e un impatto positivo sul pianeta.
La prossima volta che uno sconto o un’offerta irresistibile ti tenta, fermati e chiediti: Sto davvero comprando qualcosa di utile o sto cercando di riempire un vuoto?
Perché, diciamocelo, quel vuoto non lo riempi con un frullatore in offerta…
A meno che non sia un frullatore che ti faccia raggiungere la pace interiore. 😉



8 risposte
Ciao Luca,sempre puntuale!Sono tanto d’accordo con tutto ciò che scrivi.Parte tutto dall’iniziare a riflettere sulle nostre azioni a volte anche piccolissime…Ed è buono sentirsi a proprio agio senza sconti e l’orribile blackout friday…Rivalutare ciò che abbiamo,il senso profondo di ciò che davvero ci appartiene e ci fa star bene…Grazie ancora
Grazie mille per le tue parole, fanno davvero piacere! Hai colto perfettamente il punto: a volte basta fermarsi un attimo e riflettere sulle piccole azioni per fare una grande differenza. E sì, il “blackout Friday” merita proprio di essere spento! 😂
Rivalutare ciò che abbiamo e riscoprire quello che ci fa davvero bene è un super potere che dovremmo usare più spesso. Grazie a te per aver condiviso il tuo pensiero, è sempre bello leggere riflessioni così profonde e sentite.
Un abbraccio e avanti tutta! 🚀✨
Ciao Luca. Grazie per questo approfondimento. Grazie di cuore 🙏
Cristina
🙏🙏🙏
Bravissimo Luca, chiaro, diretto, concreto e propositivo, mi stavo sentendo un po’ orfana in questo martellante e periodico Black Friday ….non ho mai comprato nulla e anche le liquidazioni stagionali non mi hanno entusiasmato quando proposte….Mi hai dato una sferzante energia. Grazie molte.
Grazie per il tuo entusiasmo, mi hai fatto sorridere! Sai, anche io ogni tanto mi sento un po’ “orfano” in mezzo a tutto questo caos di offerte-lampo e saldi a raffica… ma resistiamo come veri guerrieri zen del buon senso! 🧘♂️⚡
Sono felicissimo di averti dato una sferzata di energia (niente sconti, quella è al 100% originale! 😄). Continuare a non farsi tentare da questo frenetico shopping è un super potere, e tu lo maneggi già alla grande!
Grazie a te per il tuo messaggio
Grande Luca!!! È proprio così, a volte acquistiamo qualcosa di cui non abbiamo davvero bisogno, ma x quel qualcosa abbiamo dovuto perdere il nostro tempo, che invece è preziosissimo da dedicare a cose ben più importanti x la nostra vita…
Grazie
Grazie a te! Hai centrato il punto: il tempo è il vero tesoro, altro che offerte! Meglio spenderlo in ciò che conta davvero. 💎 Un abbraccio 🚀