Breve Guida ai Tipi di Meditazione: Benefici, Differenze e Quale Scegliere | Luca Gonzatto

Nel Paese delle Meraviglie, Alice chiede allo Stregatto:

«Che strada dovrei prendere?».
«Dipende da dove vuoi andare», risponde lui.

Con quest’immagine ho aperto il capitolo Facciamo chiarezza sulla meditazione del libro Chi Si Ferma Si Ritrova, perché è esattamente la domanda che mi sento fare più spesso:

“Che tipo di meditazione mi consigli?”

Me lo chiedono spesso.

Come se la meditazione fosse una specie di pastiglia:

una per il mal di testa, una per l’ansia, una per la delusione d’amore.

E in parte lo capisco.

Perché di pratiche ne esistono tante, e orientarsi non è sempre facile.

Ma – come dice lo Stregatto ad Alice –

“dipende da dove vuoi andare.”

Non esiste una meditazione migliore in assoluto.

Esiste quella che, oggi, ti aiuta a sentirti più vicino a te stesso.
Quella che non ti forza, non ti corregge, non ti giudica.
Ti chiama.

Un po’ come la bacchetta magica in Harry Potter:
non sei tu a sceglierla.

È lei che riconosce te.

E allora, se ti stai chiedendo quale via meditativa potrebbe accompagnarti oggi,
ti lascio qui una piccola guida:

chiara, concreta, viva.

(Se me ne sono dimenticato qualcuna, scrivimelo nei commenti:
prometto che mediterò anche su quella.)

Meditazione Vipassanā

È la forma più antica e strutturata di meditazione di consapevolezza che ho sperimentato in diverse forme e dalla quale prende spunto il modello che propongo nel libro Chi Si Ferma Si Ritrova.

Nasce dalla tradizione buddhista Theravāda. E no, non è pensata (solo) per rilassarti. Ma per risvegliarti.

Cosa si fa (in breve):
Durante ritiri intensivi (spesso in silenzio), si osservano con precisione le sensazioni corporee, i pensieri e le emozioni.

L’obiettivo non è il benessere momentaneo, ma comprendere la natura profonda della realtà: impermanenza, insoddisfazione e mancanza di un sé solido.

Perché provarla:
Perché ti insegna a vedere con chiarezza chirurgica come funziona la mente.
Spoiler: non è sempre comodo, ma può cambiare tutto.

Curiosità scientifica:

Molti protocolli moderni (come la Mindfulness-Based Stress Reduction) si ispirano proprio a questa pratica millenaria.

Mindfulness

È la versione laica, quotidiana e scientificamente validata della consapevolezza.

Un adattamento moderno e accessibile di pratiche contemplative millenarie, reso universale da un principio semplice quanto rivoluzionario:

portare attenzione al momento presente, in modo intenzionale e non giudicante.

Il protocollo più noto è l’MBSR – Mindfulness-Based Stress Reduction, codificato da Jon Kabat-Zinn negli anni ’70 presso il Center for Mindfulness dell’Università del Massachusetts.

Era destinato inizialmente a pazienti con dolore cronico e disturbi psicosomatici resistenti ai trattamenti farmacologici.

E da lì… ha fatto il giro del mondo.

Oggi la mindfulness è insegnata nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle aziende.

Cosa si fa:
Per come l’ho sperimentata io: si porta attenzione al respiro, al corpo, ai suoni, ai pensieri e alle emozioni, osservandoli come onde che vanno e vengono. Puoi farlo seduto, in piedi, camminando… o mentre lavi i piatti.

Cosa dice la scienza:

  • L’MBSR si è dimostrato efficace nel ridurre ansia, depressione, dolore cronico e insonnia (Kabat-Zinn et al., 1992–2020).
  • Studi di neuroimaging (Hölzel et al., 2011) mostrano che la mindfulness modifica la struttura cerebrale: aumenta la densità della corteccia prefrontale (attenzione e regolazione emotiva) e riduce quella dell’amigdala (reattività allo stress).
  • Una meta-analisi su oltre 200 studi (Khoury et al., 2013) conferma che migliora la regolazione emotiva, abbassa i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e ha effetti comparabili alla psicoterapia cognitivo-comportamentale nei disturbi d’ansia.

Meditazione Trascendentale (TM)

Qui entriamo nel mondo dei mantra segreti.

No, non è uno slogan pubblicitario: è proprio così.

La Meditazione Trascendentale prevede che un maestro abilitato ti affidi un suono sacro personalizzato, chiamato mantra.

E quel mantra è solo tuo. Non lo puoi condividere con nessuno.
Neanche con il tuo gatto. Neanche sotto tortura. Neanche su WhatsApp.

Cosa si fa:
Da quanto appreso parlando con un amico che la pratica, ci sono due sessioni al giorno, di circa 20 minuti ciascuna.

Ti siedi comodo, chiudi gli occhi, e ripeti mentalmente il tuo mantra, in modo naturale, senza forzare la concentrazione e senza cercare di “fare bene”.

È una tecnica senza sforzo. Il mantra, ripetuto silenziosamente, ti accompagna in stati profondi di quiete mentale, oltre il pensiero.

Perché provarla:
Perché è semplice da imparare, potente nei risultati, e ha un impatto profondo sul sistema nervoso.
Ideale se ti senti spesso sovraccarico, multitasking e con la testa piena di tabs aperti come il tuo browser.

Cosa dice la scienza:

  • Secondo l’American Heart Association (2013), la TM può ridurre significativamente la pressione sanguigna, tanto da essere raccomandata come possibile intervento clinico nei pazienti ipertesi.
  • Studi longitudinali (Orme-Johnson et al., 2008) mostrano che nei praticanti regolari c’è una diminuzione del rischio di infarto, ictus e morte per cause cardiovascolari.
  • Altri studi riportano miglioramenti nella funzione cognitiva, nella memoria a breve termine e nella resilienza allo stress, anche nei contesti educativi e lavorativi.

Alcune curiosità:

  • Il metodo è protetto da copyright e viene trasmesso solo da insegnanti certificati dal Maharishi Foundation.
  • Alcuni studi mostrano che la TM aumenta la coerenza cerebrale (cioè il modo armonico in cui le diverse aree del cervello comunicano tra loro), specialmente in fase di riposo profondo.
  • È amata da celebrità come Paul McCartney, Oprah Winfrey e David Lynch, che l’ha definita: “la cosa più importante che abbia mai fatto nella mia vita.”

Ma quindi… è per tutti?

Sembrerebbe di si, purché tu sia disposto a impararla da un insegnante abilitato e a praticarla con regolarità.
Non è una meditazione “intellettuale” o analitica: è una tecnica che funziona per via diretta, esperienziale, senza doverci capire troppo.

Meditazione Zen (Zazen)

Essenziale. Cruda. Silenziosa. L’ho provata una sola volta e per me – sarà che ero molto giovane- ma è stata una tortura (avevo più o meno 20 anni all’epoca)

Qui niente visualizzazioni, niente musica lo-fi. Solo tu, il cuscino e la realtà.

Cosa si fa:
Si sta seduti. Schiena dritta. Occhi semiaperti. Si osserva il respiro, i pensieri, i suoni. E si lascia andare. Tutto.

Perché provarla:
Perché non promette niente, ma ti restituisce tutto.
Inclusa una relazione molto più vera con te stesso.

Meditazione Metta (Gentilezza amorevole)

Una pratica per volerti bene, prima di voler salvare il mondo.

Cosa si fa:
Ripeti frasi di gentilezza: prima verso te, poi verso gli altri. Anche verso chi ti ha fregato il parcheggio. O il cuore.

Perché provarla:
Perché l’odio non si dissolve con la ragione. Ma con l’amore (quello profondo, non quello dei cuoricini Instagram).

Alcune curiosità

  • Aumenta la connessione sociale e l’empatia (Hutcherson et al., 2008).
  • Migliora la resilienza e la salute cardiovascolare (Fredrickson et al., 2013).

Meditazione Camminata

Perfetta per chi dice:

“Io non riesco a stare fermo.”

Ottimo. Perché non serve stare fermi.
Serve solo camminare con presenza.

E sì, succede: dopo pochi passi la mente parte, e tu con lei.
Ti ritrovi a correre — nei pensieri, nei ricordi, nei problemi.

Ma il punto non è non distrarsi mai.
Il punto è accorgersene.
E ogni volta, con gentilezza, tornare al passo.
Uno solo. Ma vero.

Cosa si fa:
Cammini lentamente, portando attenzione a ogni passo, al contatto del piede con la terra, al respiro.
Puoi farlo anche in salotto. Anche in ufficio.

Perché provarla:
Perché puoi meditare anche andando a buttare l’umido.
E magari, nel frattempo, buttare anche un po’ di stress.

Cosa dice la scienza:

  • Aiuta a regolare l’umore e ridurre l’ansia (Gotink et al., 2016).
  • Ottima per chi ha bisogno di integrare corpo e mente.

Meditazioni Attive (Osho, Bioenergetica ecc.)

Urla. Danzare. Scuotersi.
No, non è un rave.

Cosa si fa:
Si attiva il corpo, si muovono le emozioni, si scaricano tensioni. E poi si scivola nel silenzio. Finalmente vero.

Perché provarla:
Perché non siamo solo mente. Siamo corpo. Impulsi. Emozioni.
E a volte, prima di stare… hai bisogno di muoverti.

Domande frequenti

Tra le domande che nei gruppi mi fanno più spesso ritrovo:

Ma quindi… pregare è meditare?

A volte sì. A volte no.

Dipende da come preghi.

Preghi per chiedere qualcosa o per ascoltare prondamente?

Se ripeti parole con il pilota automatico e nel frattempo pensi alla lista della spesa, probabilmente no.
Ma se la preghiera diventa un atto di presenza, di ascolto, di apertura autentica… allora sì, può essere una forma profonda di meditazione.

In oriente si dice:

Pregare “è quando tu parli e Dio ascolta”, e meditare “è quando Dio parla e tu ascolti”.

Correre è come meditare?

Anche qui: dipende.

Se corri per scappare da te stesso, no.

Se corri con attenzione al respiro, alle sensazioni del corpo, ai pensieri che vanno e vengono… allora sì, può diventare una meditazione in movimento.

Il trucco è sempre lo stesso: non cosa fai, ma come lo fai.

Ma io ho la mente troppo attiva… posso meditare?

Non solo puoi. Dovresti.
La mente attiva non è un ostacolo: è il motivo per cui esiste la meditazione.
Non serve “spegnere” i pensieri.
Serve imparare a non farti trascinare via da loro ogni volta.

Approfondisco il tema qui in questo video https://youtu.be/LTY4BXW39Zo

Quanto devo meditare per avere benefici?

Bastano pochi minuti al giorno, se fatti con costanza e sincerità.
Anche 3 minuti. Ma veri.
La scienza lo conferma: è la frequenza, non la durata, a fare la differenza.

Se vuoi iniziare ti propongo la Sfida Gratuita dei 5 Minuti (Percorso di 7 Giorni) >

Cosa (a mio avviso) le accomuna tutte?

Che tu sia seduto in silenzio come un monaco zen, stia camminando scalzo tra gli ulivi o scuotendo i fianchi su un tappeto…

la destinazione è la stessa:

👉 Tornare a casa. Dentro. A quel punto che non deve essere perfetto. Solo presente.

👉 Osservare senza giudicare. Pensieri, emozioni, rumori di fondo. Non sono il problema. Il problema è quando ti ci identifichi.

👉 Un incontro con te stesso. Non quello idealizzato. Quello vero. Vivo. Che respira. Che sente.

E allora non importa da quale porta entri.
Che sia il respiro, il corpo, un mantra o un sorriso gentile.
La direzione è sempre quella: ritrovarti.


📖 Se vuoi iniziare in modo semplice, nel mio libro Chi Si Ferma Si Ritrova trovi un metodo quotidiano dai 3 ai 13 minuti.

Senza la necessità di diventare un guru. Senza bisogno di diventare santi.

Solo tu, un respiro… e il coraggio di non scappare da te.

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6 risposte

  1. Grazie Luca, hai spiegato tutto molto bene e mi hai acceso delle luci e e chiarito dei dubbi! Mi sono resa conto in fondo di averle provate già tutte queste meditazioni ma non sono ancora riuscita a mantenere la regolarità nel meditare e neppure a scegliere quale meditazione sia più confacente per me. La MT mi ha iniziata ed è vero che è semplice e potente ma la comunità che la pratica riporta in Italia una cultura che non ci appartiene, (le feste indiane, i festeggiamenti per Maharishi, la cucina indiana, devo sposare un altro mondo, mi sono allontanata per questo cercando un ambiente più neutro…. Insomma sono ancora in ricerca. Un abbraccio a te che hai creato questa bella realtà e a tutti 🙏🙏🙏

    1. Grazie di cuore a te Patrizia per quest’apertura. Vediamo se riesco ad aiutarti. Qualche domanda. La tua meditazione ideale è (1) Con mantra o senza? (mantra sono parole simboliche che si ripetono costantemente) (2) Durata? (3) La preferisci che ti rilassa o che ti attiva? Grazieee

  2. Ciao Luca grazie mille per la sintesi sui vari tipi di meditazione.
    Relativamente al ” mantra personale” tu conosci chi lo può suggerire? …o magari tu hai gli strumenti per farlo?

    Grazie in anticipo per la risposta.

    1. Grazie a te, Mariagrazia 🙂

      Generalmente, il mantra personale – soprattutto nella Meditazione Trascendentale – viene trasmesso da insegnanti certificati, formati appositamente per scegliere il mantra in base a criteri specifici..

      Io non mi occupo direttamente di questo tipo di trasmissione in quanto seguo un tipo di meditazione più di derivazione universale, ma se vuoi posso indicarti come trovare un centro o un insegnante qualificato vicino a te.
      In alternativa, esistono anche altri approcci alla pratica del mantra che non richiedono un mantra “segreto” e che possiamo integrare insieme nella meditazione.

      Fammi sapere così ti oriento al meglio 🌱

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