Gennaio non è per forza un nuovo inizio - il ritmo sacro di madre terra

Gennaio non è (per forza) un nuovo inizio

Hai mai sentito parlare dell’“effetto nuovo inizio” (fresh start effect)?

In psicologia comportamentale è stato studiato che i nuovi inizi, come il Capodanno, o l’inizio di un nuovo mese, il proprio compleanno, oppure il lunedì che dà inizio a una nuova settimana, ci danno una spinta naturale verso il cambiamento.

Poi però, come sappiamo, basta poco per ritornare ai vecchi schemi, perché all’inizio il cambiamento costa un grande investimento di energia e spesso, dopo poco, lasciamo.

Il segreto per mantenere i cambiamenti nel lungo termine è avere una struttura e una pianificazione precisa, e allo stesso tempo semplice da portare avanti – ma di questo ne parleremo magari un’altra volta.

Oggi ti vorrei portare a riflettere un po’ più approfonditamente sul perché gennaio viene considerato un nuovo inizio.

Ma rispetto a cosa?

Io personalmente faccio sempre fatica a sentire questo mese come una ripartenza, perché se osservo la natura, la mia più grande maestra, un nuovo inizio potrebbe essere la primavera, non l’inverno.

E infatti il Capodanno, ad esempio, per i Romani era in primavera.

Ma torniamo all’effetto nuovo inizio: non è che magicamente diventiamo persone diverse dal giorno prima, ma quello che cambia è la narrazione dentro di noi.

Queste date segnano come una linea di demarcazione nella nostra mente tra un prima e un dopo. È come se ci lasciassimo alle spalle tutti i fallimenti, le cose che non sono andate come avremmo voluto, e ci sentissimo carichi di entusiasmo e motivazione per una nuova avventura, un nuovo (e migliore) inizio.

Proprio come un fuoco: c’è bisogno di una scintilla per farlo partire, ma poi dobbiamo continuare a mantenerlo acceso. La scintilla non basta: c’è bisogno di ravvivare le braci e di aggiungere la legna, per far sì che non si spenga.

Così anche l’effetto nuovo inizio, da solo, non basta per portare un cambiamento concreto.

Vorrei invitarti a riflettere su quanto spesso cerchiamo di forzare le cose, quando semplicemente non è il tempo giusto.

Osserviamo la natura: i girasoli non fioriscono a gennaio. A gennaio è inverno, la natura riposa. Gli animali sono in letargo e sotto il ghiaccio la terra custodisce i semi della primavera che verrà, ma non è ancora il momento di risvegliarsi. È tempo di riposare, rallentare, fare silenzio.

I ritmi imposti dalla società invece ci portano a metterci nuovi obiettivi, a fare buoni propositi, a lavorare, riprendere tutte le attività, ricominciare a correre nella solita routine.

Ma il nostro corpo, che ha una sua sapienza ed è intimamente legato ai cicli naturali, sa che non è questo il tempo dell’azione. È ancora il tempo di ascoltarci, di andare in profondità e nutrire le radici.

Infatti chi non sente il bisogno di dormire di più in inverno?

Se sentiamo il mese di gennaio come pesante, lungo e infinito, forse è perché non ci permettiamo di viverlo ascoltando il ritmo della natura.

C’è disconnessione tra ciò che sentiamo nel nostro corpo e come viviamo, seguendo un calendario imposto dall’esterno. Il corpo ci chiede di rallentare e di fare meno, la società invece ci spinge a essere sempre performanti, in una continua crescita che non lascia spazio a momenti di pausa.

Come ho condiviso anche in un precedente video, oltre che all’interno del libro Il Ritmo Sacro di Madre Terra, viviamo in una società in cui c’è il mito della crescita continua e non si accetta il vuoto e il lasciare andare.

Se senti di non voler ripartire con tutto subito, non sei sbagliatə, non sei in ritardo: stai ascoltando il tuo ritmo interiore in accordo con il ritmo della Terra, che ti chiede in questo momento di rallentare, di ritirarti, di ascoltarti più in profondità e nutrire le tue radici.

Nel farlo è importante essere gentili con se stesse, senza sensi di colpa, e cercare, per quanto possibile, di concedersi dei momenti in cui riposare e semplicemente “essere”. Stai nutrendo le tue radici?  Stai ascoltando il tuo corpo?

Ti propongo una semplice pratica da fare in qualsiasi momento.

Decidi un tempo, che può andare dai 10 minuti, 30 minuti a mezza giornata o più, in cui togliere completamente ogni fonte di distrazione: niente cellulare, niente musica, podcast, video, niente stimoli esterni.

All’inizio non sarà facile, perché siamo abituati a ricevere continui stimoli.

Potresti sentirti a disagio, provare fastidio, convincerti che stai perdendo tempo.

Ma prova a restare in tutto questo. Semplicemente ascolta e prendi consapevolezza di te.

Sembra una cosa banale, scontata, ma quante volte lo facciamo veramente? Quante volte invece cerchiamo di fuggire prendendo in mano il cellulare senza un valido motivo, ad esempio?

Con questa pratica proviamo a riportare l’attenzione dentro di noi, ad ascoltare il nostro respiro. A stare con ciò che c’è.

Questo è uno dei più grandi insegnamenti della natura in inverno.

Quando farai la pratica, scrivimi com’è andata e se questa riflessione ti risuona, scrivilo nei commenti.

E tu, quali piccole azioni scegli di fare per rallentare e vivere il mese di gennaio con presenza e consapevolezza?

Condividi qui il tuo sentire

Sono in ascolto 

4 risposte

  1. Ciao Laura condivo il tuo pensiero, io a gennaio, febbraio ho bisogno di rallentare e fermarmi altrimenti mi ammalo! Dormi di più e mi alleggerisco dei pesi. A gennaio accolgo la lentezza, e mi godo il focolare domestico…la mia famiglia.

  2. Grazie Laura condivido quello che scrivi💞, mi risuona molto. Personalmente ritengo dicembre e soprattutto gennaio, mesi da focolare. È freddo, inverno, il giusto tempo della natura di riposare. Quando ho forzato in questi mesi mi sono sempre ammalata. Poi ci si ammala lo stesso per “la stagione” ma fare il necessario e non oltre mi aiuta.

    1. Cara Lucia, grazie per la tua condivisione, sono d’accordo con te, il corpo ha bisogno di lentezza in questo periodo e a volte forziamo troppo.
      Ti auguro una splendida settimana 🔥

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