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C’è una frase che mi ha colpito molto da quando l’ho sentita per la prima volta molti anni fa: diventare indigeni/e della propria Terra.
Una frase che a mio parere racchiude un importante cambiamento di prospettiva nel modo in cui guardiamo al mondo che ci circonda.
Ma partiamo dall’inizio, chi sono i popoli indigeni?
Forse pensiamo subito ai nativi americani, agli aborigeni australiani o ai popoli dell’Amazzonia…
I popoli indigeni sono le comunità originarie di una determinata area geografica che hanno una forte connessione storica, culturale e spirituale con il proprio territorio.
Sono i custodi della Terra, popoli che purtroppo nel corso dei secoli sono stati perseguitati, le cui terre sono state depredate e che ancora oggi la loro sopravvivenza è a rischio a causa della globalizzazione, della deforestazione e di attività minerarie illegali che distruggono le loro terre.
Ciò che più li caratterizza è una profonda connessione con la Terra, ma non solo: un’altra loro grande forza è il senso di comunità.
Nelle società occidentali l’identità di una persona è legata principalmente a diritti individuali, come ad esempio la proprietà privata. Spesso viviamo nelle città, in piccole case lontane dalla natura e dalla nostra famiglia o dagli amici, così perdiamo il senso di appartenenza, di sostegno reciproco.
Ci sentiamo frammentati, soli, senza radici e senza prospettive per il futuro.
Per i popoli indigeni invece è diverso: nonostante le difficoltà e le sfide che stanno attraversando da quando sono entrati in contatto con l’uomo bianco, l’identità di questi popoli si fonda su diritti collettivi, cioè diritti condivisi dall’intera comunità.
Ad esempio il diritto all’accesso alle risorse naturali, all’uso della lingua e alle pratiche di tradizione che uniscono tutti, indipendentemente dall’età o dal genere.
Questi diritti riconoscono che il benessere e la sopravvivenza dipendono dall’armonia con il luogo in cui vivono, tramandando saperi e visioni del mondo da una generazione all’altra.
Per loro la Terra non è qualcosa da proteggere e l’ambiente non esiste: noi siamo la Terra, e non è qualcosa di esterno da noi, ma stiamo proteggendo una parte di noi.
E qui arriviamo al punto: tutti noi siamo nati in un luogo della Terra a cui sentiamo di appartenere, che sia poi effettivamente il luogo in cui viviamo ancora oggi e che chiamiamo casa, o se ci siamo trasferiti dall’altra parte del mondo, poco importa.
Tutti possiamo e dobbiamo diventare indigeni della nostra terra: ritrovare un legame profondo con il luogo che abitiamo, impegnarci a proteggerlo, vivere in modo autentico, rispettando i cicli della natura e coltivando relazioni basate sulla reciprocità, la cura e la solidarietà.
In un’epoca segnata da crisi ambientali e sociali, siamo chiamati a riscoprire il senso di appartenenza alla Terra e a creare comunità o reti di persone che condividano gli stessi valori e il nostro stesso sentire.
“Diventare indigeni” non significa imitare culture lontane o appropriarsi delle loro tradizioni, ma riscoprire una relazione profonda e radicata con il luogo in cui viviamo, con umiltà, ascolto e rispetto.
Ecco alcune azioni pratiche per diventare indigeni e indigene della “propria” Terra che ho condiviso anche nel libro Il Ritmo Sacro di Madre Terra:
- Torna ad ascoltare i saperi tradizionali: parla con chi abita quel luogo da più tempo di te, gli anziani e le anziane, partecipa a incontri, leggi, informati sulla storia e le caratteristiche del territorio;
- Coltiva un rapporto con la natura: impara a riconoscere le piante che crescono attorno a te, osserva i ritmi stagionali, coltiva un orto oppure le piante aromatiche sul balcone;
- Sostieni l’economia locale e pensa in un’ottica globale: quando puoi, acquista sempre i prodotti della terra direttamente dal contadino ed evita prodotti che arrivano da lontano e che spesso comportano sfruttamento o deforestazione;
- Crea o fai parte di una comunità o rete: costruisci relazioni, condividi saperi, crea spazi di dialogo e ascolto collettivo;
- Onora la sacralità della vita: celebra i passaggi della ruota dell’anno come solstizi, equinozi, feste stagionali (di cui parlo più approfonditamente anche nel libro) per connetterti maggiormente con i cicli della Terra e percepire la sacralità dell’esistenza;
- Rallenta e ascolta il tuo ritmo interiore, in armonia con il ritmo della terra;
- Educa e Trasmetti questi valori: in famiglia, a scuola, nelle comunità. Crea spazi in cui bambini e adulti possano crescere con consapevolezza, empatia, rispetto e amore per la Terra.
E tu, ti senti indigeno o indigena della “tua” terra? Ti vengono in mente altri modi per riscoprire il profondo legame con Lei?
Scrivilo nei commenti, è meraviglioso e importante riscoprire e condividere questi antichi saperi, per costruire insieme una nuova consapevolezza.


