E se tu stesso fossi l’ostacolo al tuo successo?
E dico questo perché, a volte, a minacciare il nostro successo e la nostra felicità non sono solo agenti esterni, ma interni.
Come quando riceviamo un complimento e, invece di accettarlo con gratitudine, pensiamo subito “Ma figurati, l’ha detto solo per gentilezza”.
Oppure quando finalmente abbiamo un momento di riposo e, invece di goderci quella pausa, ci assale il senso di colpa perché “Dovrei fare di più”.
O ancora, quando abbiamo un’idea, un progetto, un desiderio… ma la voce nella nostra testa sussurra “E se fallissi? E se non fossi abbastanza?” e così rimandiamo, aspettiamo, ci blocchiamo.
Capita mai?
Perché in quest’epoca di superuomini e superdonne, senza macchia e senza paura, voglio condividere con te una riflessione su quanto siamo bravi a sabotarci.
E voglio farlo partendo da un’esperienza personale.
L’autosabotaggio: quando il nemico è dentro di noi
Il libro è uscito da un mese e questo mi riempie di gratitudine, perché sta facendo del bene.
Diffondere consapevolezza, attraverso diverse forme, strumenti e voci, è sempre stato il mio sogno.
Eppure, c’è una parte di me che rifiuta tutto questo. Che tenta di sabotarlo e che preferirebbe rimanere nella zona sicura.
Perché alla base c’è la paura di non meritare. Di non essere all’altezza. Di non avere i titoli per dire o fare certe cose.
E pensa… c’è addirittura una parte di me che, in alcuni istanti, vorrebbe cancellare tutto.
Perché?
Perché a volte mi sembra di dire cavolate.
Perché non mi piace il modo in cui parlo.
Perché là fuori ci sono persone più esperte di me.
Perché il confronto fa paura.
E allora arriva quella voce interiore che sussurra “Lascia perdere, chi te lo fa fare?”.
Ma quella voce non è il nemico.
È solo una parte di me che vuole proteggermi.
Ma perché ci autosabotiamo?
L’autosabotaggio è una strategia di difesa.
La nostra mente preferisce il noto, il sicuro, il familiare. Anche se il familiare è una realtà che ci fa soffrire.
Ogni volta che proviamo a uscire dalla nostra zona di comfort, la mente entra in allarme e ci riporta indietro con pensieri del tipo:
- “Non sono abbastanza bravo” → paura del fallimento.
- “E se mi criticano?” → paura del giudizio.
- “Forse non è il momento giusto” → procrastinazione mascherata da perfezionismo.
È un meccanismo inconscio, ma possiamo spezzarlo.
Come smettere di autosabotarci?
Ogni volta che sento questi pensieri affiorare, cerco di fermarmi.
Di non agire d’impulso, di non lasciarmi trascinare in quel loop infinito di dubbi ed emozioni che rischiano di portarmi alla deriva, ma di tornare al respiro.
E da quel punto di calma, di silenzio, iniziare ad osservare con più consapevolezza cosa si sta muovendo in me.
Non per combatterlo. Non per zittirlo. Ma per accoglierlo.
Perché solo quando accettiamo quella parte di noi che dubita, possiamo smettere di lasciarle il comando.
Una piccola pratica per quando senti il freno a mano tirato
La prossima volta che senti di viaggiare con il freno a mano interiore tirato, fermati.
Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e porta l’attenzione all’aria che entra ed esce dalle narici. Segui il ritmo naturale del respiro, senza forzarlo.
Lascia che la mente si calmi, un po’ alla volta.
(Se vuoi, qui trovi una breve pratica meditativa di 5 minuti >, tratta dall’area riservata dedicata ai lettori del libro.)
Ora, ascolta:
- Quale parte di te si sta tirando indietro?
- Cosa ti sta facendo dire di no?
- Cosa ti porta a rifiutare un complimento, a dubitare di te stesso o ad aspettare ancora “il prossimo treno”?
Non cercare risposte immediate, semplicemente resta in ascolto. Perché spesso, la consapevolezza è già una chiave.
E ricorda che come dice un famoso detto:
“Le risposte che cerchi non arrivano quando la mente è piena, ma quando è calma.”
Esci dalla tua zona sicura, un passo alla volta
Ti sto raccontando tutto questo per esortarti a fare un passo oltre.
Se hai qualcosa da dire, da condividere, fallo.
Non per essere perfetto. Non per essere il migliore.
Ma semplicemente perché quella cosa tu la sei, da sempre.
Alla fine, non possiamo fare altro che seguire ciò che sentiamo dentro.
Anche quando questo significa lasciare andare le parti di noi che, per tanto tempo, ci hanno protetto.
Perché il coraggio non è non avere paura.
È scegliere di agire nonostante essa.
E allora, la prossima volta che senti il freno a mano tirato… scegli semplicemente di portare un tocco di consapevolezza



2 risposte
Grazie Luca, questo è un tema che sento molto. Sono cresciuta con una grande insicurezza e tutto quello che sono riuscita a fare l’ho fatto nonostante “me”. Pensa che fossi stata la mia più grande alleata cosa avrei fatto.. Forse la stessa cosa ma con meno ansia e meno pensieri negativi! Proverò a mettermi in gioco usando la meditazione. Grazie!
Che bellezza Annalisa, grazie per provarci ❤️