Perdi tempo o lo vivi? Riflessioni su consapevolezza e presenza

Perché hai bisogno di perdere tempo (e smettere di avere ansia per ogni minuto)

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Sabato, dopo tanto tempo e mesi davvero intensi, mi sono ritrovato a letto.

Erano le 9:30 e ancora non avevo fatto nulla:

Niente esercizio fisico (i muscoli mi hanno dato per disperso), niente meditazione (Buddha non pervenuto), niente email, niente chat di lavoro. Nemmeno colazione. Zero.

E da una parte sentivo pace, quella gioia leggera che nasce quando ascolti la chiamata del tuo corpo.

Dall’altra, però, c’era una voce fastidiosa nella testa che mi martellava:

“Luca, stai perdendo tempo.”

Perdere tempo.

L’hai mai sentita nella tua testa?

Viviamo in una società ossessionata dal tempo, dove sembri quasi un eroe se riesci a incastrare tre riunioni in tre città diverse, una call e il pranzo nello stesso quarto d’ora.

Una cultura che misura il nostro valore con la produttività: se non stai facendo qualcosa, costruendo qualcosa, pensando a qualcosa, o almeno fingendo di fare qualcosa mentre ti lamenti, sei praticamente un fannullone.

E guai a fermarsi! In Veneto, poi!

Perché “Il sole magna le ore”, si dice da queste parti. Ed è come se le lancette ci dettassero il ritmo della vita, impietose, come se il nostro valore fosse determinato da quanto riusciamo a fare in 24 ore.

Ma… è davvero così?

D’altronde, che cos’è il tempo se non la qualità della nostra presenza in ciò che facciamo?

Ma aspetta, cosa significa questa “qualità della nostra presenza in ciò che facciamo”?

Proprio terra terra: significa essere lì, davvero lì, con tutto te stesso. Non con la testa che vola verso le cose da fare dopo o i problemi di ieri. Ma con il corpo, il cuore e la mente immersi in quello che stai vivendo.

Significa ascoltare una persona senza pensare alla risposta, sentire il sapore della Nutella senza ingoiarla in automatico, camminare per il gusto di farlo, non solo per arrivare.

E non dico di diventare un monaco della presenza, ma almeno di non vivere costantemente distratti.

A che serve, d’altronde, riempire il nostro tempo fino all’orlo, se non siamo noi stessi a dare valore a come lo viviamo?

D’altronde, quando arriveremo alla fine dei nostri giorni, quanto rimpiangeremo il tempo sprecato a rincorrere obiettivi inutili? Come ci sentiremo?

Un anno fa ho iniziato a scrivere il mio primo libro, che uscirà a gennaio 2025.

All’inizio era un gioco, un progetto senza troppe aspettative, nato più per curiosità che per convinzione.

Ma pian piano, tra una pagina e l’altra, si è trasformato in qualcosa di molto più profondo: un viaggio dentro di me, un percorso di guarigione e autoindagine.

Scrivere non è stato solo mettere nero su bianco ciò che sentivo e vivevo, ma scavare, riflettere e, in qualche modo, riconciliarmi con parti di me che avevo trascurato. Tutto questo perché ero troppo di corsa, troppo di fretta. Troppo esaurito.

E adesso, non è che sia diventato un maestro di vita, eh, però…

Scrivere mi ha messo davanti alle mie stesse ossessioni, inclusa quella per il tempo. Ai miei limiti.

Mi sono accorto di quanto fossi schiavo del bisogno di “non sprecare neanche un minuto”.

E sai cosa? La vita, a un certo punto, mi ha dato un bel cazzotto in pieno volto. Mi ha costretto a fermarmi.

Da allora qualcosa è cambiato. Inevitabilmente.

Certo, ho ancora quella retroansia da “tempo sprecato” che ogni tanto bussa alla porta, ma ho capito una cosa: il tempo non si “perde” mai davvero se lo usiamo per ritrovarci, per ricalibrare le nostre priorità, per creare spazi vuoti in cui respirare.

In tutto questo, la meditazione – di cui ti parlerò a gennaio – per me è stata fondamentale.

Come società, forse è arrivato il momento di esorcizzare questa ossessione.

Non è facile, lo so, ma è un passo necessario se vogliamo guarire dentro noi stessi – e guarire anche il mondo.

Perché solo liberandoci da questo controllo ossessivo sul tempo possiamo smettere di vivere con l’orologio come giudice supremo e iniziare a dare spessore, valore e profondità a ciò che conta davvero:

i momenti autentici, quelli che ci fanno sentire vivi, presenti, connessi.

Non è questione di quanto tempo abbiamo, ma di come scegliamo di viverlo. E forse il segreto è smettere di rincorrere le lancette e iniziare a camminare al ritmo della nostra vita.

Che ha bisogno anche di spazi, di tempi di recupero.

Per cui, la prossima volta che sei in un sano momento di cazzeggio e senti quella vocina fastidiosa che ti dice che stai perdendo tempo, prova a chiederti:

Da dove arriva questa ansia, questa fretta? Questa necessità di essere produttivo?

Se arriva da una pressione esterna, da aspettative che non senti davvero tue e che – come abbiamo detto in un altro momento – “non danno valore alla tua vita”, forse è il momento di lasciarle andare.

Se invece arriva da una paura più profonda – quella di non fare abbastanza, di non essere abbastanza – fermati un attimo e ricordati una cosa:

Il tuo valore non è nella lista di cose spuntate a fine giornata, nei risultati raggiunti o nei traguardi ancora lontani. È nella tua semplice presenza, in questo momento.

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13 risposte

  1. Grazie Luca, grazie per la splendida riflessione.
    Credo che siamo in molti a ritrovarci con questa consapevolezza, e meno male che siamo consapevoli, è già un buon segnale.
    Come scriveva Tiziano Terzani nel suo eterno libro “La fine è il mio inizio”, “Ci sono moltissimi stimoli oggi, per cui la mente non è mai in pace”.
    Agli stimoli io aggiungerei i “doveri”. Lo dice uno in pensione che ha 70 anni, che pensava di non dovere più nulla a nessuno, libero di pensare a se stesso, finalmente. In realtà ti accorgi quanto ci si deve impegnare per essere qui e ora!! Quanto sia importante coltivare pensieri lunghi (creativi) e lasciar perdere quelli corti (inutili).
    … ma devi fare stretching, c’è il sole e non puoi non fare una camminatina, e la meditazione quando la faccio? … sto trascurando l’orto, da vergognarsi. E poi, alla fine … non ho “mai” tempo per leggere il mio libro!!
    Quando è prezioso il silenzio, zittire un pò la mente ed essere in presenza.
    Buona Vita.

    1. grazie per queste bellissime parole, hai trasformato una riflessione in pura poesia di vita! E hai ragione, il qui e ora sembra facile, ma è un vero allenamento (a volte più faticoso dello stretching!). 😄

      Adoro il tuo richiamo al silenzio: è lì che tutto si calma e ritroviamo spazio per i pensieri lunghi, quelli che nutrono davvero. Quanto all’orto… beh, magari è lui a meditare su di te quando lo trascuri! 😉

      Buona Vita anche a te, continua a coltivare (pensieri, orto e camminatine)! 🌱

  2. Ciao Luca, da veneta posso confermare che il fare e il produrre sono una religione (fare bene, molto e in fretta perché “il sole magna le ore”). In questa frenesia mi accorgo di avere il respiro corto e bloccato nella parte alta del torace e i pensieri che si susseguono uno dopo l’altro. Talvolta però mi sveglio e inizio a espirare, mi connetto al presente, i pensieri si calmano e inizio a vedere i colori del cielo, della natura e sentire che gli uccelli cinguettano anche in inverno. È in quel fermarmi ad ascoltare che mi sento in pace e oso dire sento che non mi manca nulla, c’è tutto in quel momento perché è vero. Per me ciò non significa non progettare o non voler stare con le persone che amo, significa solo saper apprezzare ciò che c’è. Per me è così, la vita è un viaggio dentro e fuori.

    1. Che meraviglia leggere le tue parole, sono un respiro profondo in sé. Hai descritto perfettamente quella magia che succede quando ci fermiamo e iniziamo davvero ad ascoltare. Il cielo, gli uccelli, i colori… improvvisamente ci rendiamo conto che sì, c’è tutto, e non manca nulla. È come riscoprire la vita, momento per momento.

      E hai ragione: apprezzare ciò che c’è non significa smettere di sognare o progettare, ma vivere con gratitudine, come se ogni passo fosse già parte del viaggio. Grazie per aver condiviso questa riflessione, è un dono.

      Buon viaggio, dentro e fuori! 🌿

  3. A 56 anni ho capito che la consapevolezza del nostro tempo, ha un valore incredibile. Cerco di concentrarmi per non fare più le cose di fretta come una volta. A volte proprio faccio fatica, ma cerco di fare il possibile. Grazie Luca per questa riflessione.

  4. Grazie Luca
    L’articolo rispecchia pienamente la vita di ogni giorno. Ritmi frenetici , migliaia di cose da fare e tutte ad incastro. Quando ti fermi un attimo sembra proprio di stare a perdere tempo. Spesse volte entro in ansia mi sembra di non aver fatto abbastanza.
    Parole verissime le tue.
    Grazie di cuore un abbraccio buona settimana🙏🏻❤️

  5. Grazie Luca!Si,tutto assolutamente vero…Ho 72 anni e grazie a questa attenzione privilegiata al “tempo” per me,per l’ascolto del mio corpo,m’accorgo della frenesia nevrotica che ho sempre avuto attorno…anche da bambina…Ero commentata “lei è una lenta”…Mi sono avvicinata presto alla meditazione anche in natura…è stato un passaggio istintivo…dal giardino e i prati a sostare nel verde alla consapevolezza estremamente piacevole di camminate in silenzio e abbracci agli alberi.Mi sono sentita spesso una “aliena”e quindi sola ma non lo sono mai stata…con me ci sono piante e animali..e poi la scrittura come autoterapia
    Con questo anch’io soffro di momenti cocenti d’ansia..e mi faccio aiutare…perché la vita offre sempre sofferenza e gioia…Ti abbraccio forte
    .

  6. Carissimo Luca,
    il tuo articolo arriva con una “sincronicità” sorprendente, come spesso nella mia vita sta accadendo soprattutto negli ultimi tempi. Anche io, spinto ad andare sempre troppo oltre i miei limiti per fare un’infinità di cose che comunque non bastano mai, sono stato messo a riposo forzato dal mio corpo. Niente di grave per fortuna, ma un chiaro segnale che voglio cogliere con tutto me stesso, che non voglio sprecare. Si perchè troppo spesso mi chiedo se quello che sto facendo mi sta realizzando veramente e la risposta è sempre: NO! Quindi è tempo che mi dedichi del tempo 😉 perchè solo nella presenza e nella consapevolezza troviamo le risposte, le intuizioni ed il coraggio di portare avanti ciò che è veramente giusto per noi. Grazie Luca, un abbraccio e buona Vita

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